L’Africa è sull’orlo della bancarotta idrica

di: Céline Dominique Nadler | 26 Agosto 2026

Maggiori inondazioni, siccità più grave e una linea costiera che si ritira. Questo in sintesi il triste bilancio stilato dal rapporto “State of the Climate in Africa 2025” che l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) ha recentemente pubblicato, riferendosi a un anno, quello scorso, rivelatosi estremo per il continente, dove inondazioni, siccità, scioglimento dei ghiacci e innalzamento del livello del mare si sono combinati con una forza senza precedenti.

Secondo il rapporto, elaborato con l’Omm in collaborazione con i servizi meteorologici e idrologici nazionali, i centri climatici regionali e i partner delle Nazioni Unite, almeno 13 milioni di persone sono state colpite da eventi estremi legati al clima durante l’anno 2025, mentre le vittime accertate hanno superato le 3.000. Tra i fenomeni climatici, i rischi idrologici, in particolare le inondazioni, sono stati la causa principale di questo bilancio, rappresentando oltre la metà di tutti gli eventi estremi segnalati in ogni sottoregione africana.

Tra le più gravi alluvioni censite nel 2025 dall’Omm, quelle successivamente avvenute tra aprile e giugno in Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Sudafrica e responsabili da sole della morte di circa 500 persone. In altri Paesi, come Mozambico e Madagascar, i cicloni tropicali hanno contribuito ad aggravare i danni causati dalle acque.

Mentre alcune regioni sono state colpite da piogge distruttive, altre hanno invece sofferto di prolungate carenze idriche. La siccità ha colpito oltre 8,5 milioni di persone nell’Africa orientale, in particolare in Kenya e Somalia, dove le cattive condizioni delle colture e dei pascoli sono diffuse. Anche il Marocco ha continuato a registrare precipitazioni inferiori alla media per sei anni consecutivi, incluso l’ anno più secco mai registrato, il 2023-2024.

Nel frattempo, le coste africane stanno assorbendo gli effetti cumulativi dei cambiamenti oceanici. Tra il 1999 e il 2025, il livello del mare è aumentato più rapidamente lungo le coste africane rispetto alla media globale di 3,6 mm all’anno, raggiungendo circa 4,2 mm all’anno lungo la costa atlantica, 5,2 mm all’anno lungo la costa dell’Oceano Indiano e 5,6 mm all’anno nel Mar Rosso.

Il contenuto di calore oceanico e le temperature superficiali del mare sono diminuiti leggermente rispetto ai massimi record registrati nel 2023 e nel 2024, ma sono rimasti tra i livelli più alti dell’ultimo decennio. Ondate di calore marine di intensità forte, grave o estrema hanno interessato oltre dodici milioni di chilometri quadrati di oceano in Africa solo nei mesi di gennaio e febbraio, in particolare nell’area sud-orientale del continente.

Negli altipiani africani, i ghiacciai rimasti nel continente – oggi limitati al Monte Kenya, al Kilimangiaro e alla catena del Rwenzori, al confine tra Uganda e Repubblica Democratica del Congo – hanno perso oltre il 90% della loro superficie dalla fine del XIX secolo.

È tuttavia in questo contesto che il World Resources Institute prevede che la domanda di acqua nell’Africa subsahariana aumenterà del 163% entro il 2050, un tasso quattro volte superiore a quello registrato in America Latina, che scintilla come la spada di Damocle in un continente dove l’agricoltura rimane la spina dorsale della maggior parte delle economie africane, impiegando dal 65% al ​​70% della forza lavoro del continente, mentre oltre il 70% dei poveri africani vive in aree rurali con l’agricoltura come principale fonte di reddito, secondo la Banca Mondiale. Dati che confermano anche che, oltre alla minaccia ambientale che costituiscono, le scarse risorse idriche in Africa rappresentano un attacco diretto ai mezzi di sussistenza.

Ma non solo. La penuria idrica contribuisce anche all’insicurezza regionale in Africa, dove l’acqua, non più una semplice risorsa, è diventata una fonte di conflitto sempre più importante. Una realtà illustrata dalla controversia nata nel settembre 2025, quando in Etiopia è stata inaugurata sul Nilo Azzurro la più grande diga idroelettrica del continente, la Grande Diga del Rinascimento Etiope (Gerd), generando forti tensioni diplomatiche con l’Egitto – dove confluisce oltre l’80% delle acque del Nilo – che considera l’infrastruttura una minaccia per la propria sicurezza idrica.

Più generalmente nel continente, in un rapporto dello scorso anno, il Pacific Institute ha registrato per il 2023 nell’Africa subsahariana non meno di 56 conflitti direttamente legati all’acqua, un numero salito a 76 per il 2024.

Eppure casi di studio attuati in Africa dimostrano che sistemi di allerta anticipata possono salvare vite umane quando sono supportati da meccanismi di coordinamento e risposta efficaci. Tuttavia, tale preparazione rimane disomogenea in tutto il continente, dove meno del 40% dei Paesi dichiara di possedere sia le capacità di preparazione che di risposta necessarie per i sistemi di allerta precoce multirischio, mentre solo la metà di questi afferma di disporre di capacità complete. Una lacuna che il recente rapporto dell’Omm identifica come una delle priorità più urgenti per l’Africa, dato che inondazioni, siccità, cicloni e ondate di calore marine continuano a intensificarsi.

Infatti, consapevole delle sue vulnerabilità, l’Unione Africana (Ua) ha designato l’acqua e i servizi igienico-sanitari come Tema dell’Anno per il 2026, ponendo la sicurezza idrica al più alto livello politico del continente. In questo modo, il motto “Garantire la disponibilità sostenibile di acqua e sistemi igienico-sanitari sicuri per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2063” ha gettato le basi per il lancio della Visione e della Politica idrica per l’Africa 2063, pubblicate in occasione del Summit dell’Ua all’inizio dell’anno: entrambe definiscono una tabella di marcia continentale a lungo termine per garantire la disponibilità sostenibile di acqua e servizi igienico-sanitari sicuri, collegando esplicitamente la sicurezza idrica all’industrializzazione, alla produzione energetica, all’agricoltura e all’adattamento climatico.

Anche il Consiglio dei ministri africani per l’acqua (Amcow), organo specializzato dell’Ua formato nel 2002, fornisce leadership politica, indirizzo politico e attività di sensibilizzazione, e ha dichiarato la propria disponibilità a sostenere gli Stati membri nella traduzione della priorità del 2026 in azioni concrete.

Per la prima volta, l’agenda idrica africana viene promossa simultaneamente su tre livelli. Si tratta di una visibilità politica costante grazie al Tema dell’Anno, di una chiarezza strategica attraverso la Visione e la Politica idrica africana 2063 e di una logica di finanziamento più definita tramite la pianificazione di progetti e il dibattito su rischi e capitali. Certo questa convergenza non garantisce il raggiungimento degli obiettivi, ma definisce chiaramente le opportunità nel tradurre in investimenti pubblici e privati ​​sostenuti l’impegno a migliorare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari in tutta l’Africa.

© Riproduzione riservata

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