di: Michele Vollaro | 28 Maggio 2026
L’Italia deve trasferire a Bruxelles la propria ambizione strategica sull’Africa per guidare i negoziati sul prossimo bilancio dell’Unione Europea. È l’appello lanciato dal presidente del Comitato di assistenza allo sviluppo dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse-Dac), Carsten Staur, a chiusura del panel di Coopera 2026 dedicato alla revisione tra pari della cooperazione italiana. Staur ha evidenziato che la definizione del quadro finanziario pluriennale europeo per il periodo successivo al 2027 sarà decisiva, esortando il governo italiano a esercitare una forte leadership politica affinché l’Europa assuma un ruolo centrale nelle relazioni con il continente africano, compensando le attuali pressioni sui fondi comunitari. Il presidente dell’Ocse-Dac ha tuttavia ribadito che la rapidità e l’ampiezza degli obiettivi italiani richiedono un accurato adattamento del sistema decisionale per coordinare i numerosi attori e supportare efficacemente i progetti sul terreno.
La direttrice della cooperazione allo sviluppo dell’Ocse, Pilar Garrido, ha paragonato l’approccio integrato del “Team Italy” a un’orchestra o a una squadra del Giro d’Italia, dove la definizione dei ruoli serve a valorizzare le competenze di ciascun attore, prevenire la frammentazione e assecondare le reali priorità dei paesi partner. Garrido ha promosso l’idea di una “co-creazione” paritaria a lungo termine basata sul rispetto reciproco, esortando il sistema a misurare l’impatto reale degli interventi anziché limitarsi alla rendicontazione dei fondi erogati. Su questo nodo è intervenuto il direttore generale per la cooperazione allo sviluppo della Farnesina, Stefano Gatti, affermando che la disponibilità di risorse finanziarie è un tema rilevante ma sussidiario rispetto alla qualità dei progetti, la cui assenza genererebbe “un colossale spreco”. Gatti ha spiegato che il fulcro operativo risiede nella capacità di strutturare programmi validi in grado di attrarre i capitali, citando i partenariati pubblico-privati avviati con eccellenze industriali italiane per legare gli obiettivi di sostenibilità alle filiere locali, come il centro di formazione sul caffè in Etiopia con la Fondazione Illy e le iniziative di Ferrero e Save the Children in Costa d’Avorio e Ghana.
Il valore strategico del multilateralismo per il sistema nazionale è stato rimarcato dal rappresentante permanente d’Italia presso le organizzazioni internazionali a Parigi, Luca Sabbatucci, il quale ha ricordato che il Paese canalizza il 54 per cento del proprio aiuto pubblico allo sviluppo attraverso canali multilaterali. Sabbatucci ha spiegato che l’Italia, quale seconda potenza manifatturiera d’Europa e grande trasformatore dipendente dall’importazione di materie prime ed energia, necessita di cornici regolamentari internazionali stabili. In questo contesto, l’ambasciatore ha sottolineato il ruolo di ponte dell’Ocse verso i Paesi emergenti e ha valorizzato l’impegno italiano nella copresidenza del programma “Ocse Mena” per il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa sinergia si esprime attraverso tre poli formativi finanziati dalla cooperazione italiana: il centro di Caserta per la formazione della futura dirigenza pubblica locale, la Tax Academy di Ostia gestita dalla Guardia di Finanza per qualificare i funzionari fiscali della regione e il centro di Trento dedicato allo sviluppo delle piccole e medie imprese.
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