di: Celine Camoin | 17 Luglio 2026
Oltre 400 milioni di africani non hanno accesso all’acqua potabile, la capacità di stoccaggio è in calo e i cambiamenti climatici potrebbero ridurre il Pil di alcune regioni africane di quasi il 12% entro il 2050. Questi dati, della Banca Mondiale, sono stati evidenziati dal presidente ciadiano Mahamat Idriss Debu durante il Forum africano dell’acqua, in corso a N’Djamena.
L’ospite di questo evento, organizzato dal governo del Ciad in stretta collaborazione con il Gruppo della Banca Mondiale, ha come tema centrale “Dalla Visione all’Azione”, ha illustrato questa situazione con l’esempio del lago Ciad, situato a pochi chilometri dalla capitale, che ha perso gran parte della sua superficie in sessant’anni, dopo aver a lungo sostenuto oltre 30 milioni di persone.
A livello nazionale, Deby ha annunciato la firma, durante il forum, di un “Patto per l’acqua del Ciad” che valuta il fabbisogno finanziario del settore a 3,8 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni, di cui il 20% deve essere coperto da fondi nazionali. Il capo dello Stato ha inoltre invitato i donatori multilaterali e regionali ad “accelerare la mobilitazione dei fondi promessi” nell’ambito dell’iniziativa “Water Forward”, lanciata dalla Banca Mondiale ad aprile. Questo appello fa eco ai numerosi impegni finanziari assunti in occasione dei precedenti vertici sull’acqua e sul clima in tutto il continente, il cui effettivo tasso di erogazione, secondo diverse organizzazioni non governative, rimane ben al di sotto delle promesse.
Il forum ha anche offerto l’opportunità di riaffermare l’importanza della gestione collaborativa dei bacini idrografici transfrontalieri, in particolare nella regione del Sahel, dove la scarsità d’acqua, secondo molti esperti, alimenta le tensioni intercomunitarie e i conflitti per l’accesso alle risorse pastorali.
Nel corso dell’incontro, il presidente del Ciad ha accolto con favore la proposta di creare una “coalizione per la sicurezza idrica”, lanciata da Félix Tshisekedi, presidente della Repubblica Democratica del Congo. Questa iniziativa mira a mobilitare i Paesi africani attorno alle questioni relative alla gestione sostenibile delle risorse idriche.
Il presidente del Gabon, Brice Clotaire Oligui Nguema ha dal canto suo promosso lo sviluppo delle competenze locali. Ha esortato gli Stati a investire maggiormente rispetto al passato in ingegneri, tecnici ed esperti finanziari africani, anziché affidarsi a competenze provenienti dall’esterno del continente, sostenendo che le soluzioni sostenibili devono essere sviluppate dagli africani stessi. “Il Gabon è venuto a N’Djamena non per ostentare la propria ricchezza, ma per proporre una partnership. Abbiamo le risorse, abbiamo la riforma del settore e abbiamo il portafoglio di progetti. Per accelerare il processo, ci manca la forza collettiva che questo Forum rappresenta”, ha dichiarato. Oligui ha lamentato che, nonostante l’immensa ricchezza idrica del continente, milioni di africani non abbiano ancora accesso sostenibile all’acqua potabile. “Garantire l’accesso universale all’acqua potabile non è solo una priorità strategica, ma un imperativo vitale per lo sviluppo, la salute e la dignità del nostro popolo”, ha affermato.
Presentando le riforme intraprese dal Gabon per modernizzare il settore idrico, Oligui ha evidenziato la scissione dell’attuale gestore del servizio idrico in due entità, l’adozione di un Codice dell’Acqua, lo sviluppo di un Patto Nazionale per l’Acqua e una serie di progetti prioritari volti a incentivare gli investimenti, menzionando anche la recente dichiarazione dello stato di emergenza idrica.
All’evento erano presenti altri due presidenti africani, Romuald Wadagni, il nuovo capo di Stato beninese, e il presidente della Mauritania Mohamed Ould Cheikh El Ghazouani.
In Ciad, sede del forum, l’accesso all’acqua potabile è ancora fortemente ineguale tra la capitale e le aree rurali, e la governance del settore è da tempo criticata per la sua mancanza di trasparenza, sottolinea il giornale Sahel Tribune.
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