L’agricoltura in Marocco è in preda all’incognita El Niño

di: Enrico Casale | 28 Agosto 2026

In Marocco, il potenziale rafforzamento del fenomeno climatico El Niño nei prossimi mesi accresce l’incertezza sulla stagione agricola, benché la sua comparsa non implichi inevitabilmente un ritorno alla siccità per il Paese. Dopo diversi anni segnati da una grave scarsità idrica, l’evoluzione delle condizioni meteorologiche in autunno e inverno sarà monitorata con estrema attenzione dalle autorità locali. Sebbene la situazione delle riserve sia migliorata nel corso della scorsa stagione grazie alle precipitazioni, questo recupero non mette definitivamente al riparo lo Stato da nuovi episodi di deficit idrico.

Secondo l’esperto agricolo Ibrahim El Anbi, l’evoluzione di El Niño e le potenziali perturbazioni nell’emisfero settentrionale pongono la prossima campagna agricola in uno stato di forte incertezza, soprattutto per quanto riguarda le colture pluviali. L’esperto ha spiegato al quotidiano Assahraa Al Maghribia che il fenomeno non sfocia automaticamente in uno scenario di aridità, poiché la relazione tra il riscaldamento delle acque del Pacifico e le precipitazioni nel Paese dipende anche dalla situazione nell’Atlantico, del Mediterraneo e dalla traiettoria delle basse pressioni.

Il fenomeno si preannuncia tuttavia come il più intenso mai osservato in oltre un secolo, come confermato dalle analisi dell’agenzia meteorologica britannica Met Office. Per il settore primario marocchino la criticità principale non riguarda la quantità totale annua di pioggia, bensì la sua distribuzione temporale. La presenza di piogge irregolari o concentrate in brevi episodi violenti può causare allagamenti ed erosione del suolo, compromettendo la germinazione dei cereali e i livelli di resa anche in presenza di volumi idrici complessivamente accettabili.

I contrasti climatici restano evidenti. Dopo sette anni di siccità, le abbondanti piogge dell’inverno 2025-2026 hanno riportato il verde in molte regioni, come confermato dai dati del programma europeo Copernicus. Le risorse idriche disponibili hanno raggiunto 11,8 miliardi di metri cubi a febbraio, segnando un incremento di circa il 155% rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, lo Stato prosegue gli investimenti nella desalinizzazione dell’acqua di mare, nell’interconnessione dei bacini fluviali e nel riutilizzo delle acque reflue trattate, mentre per gli agricoltori l’adattamento passerà da una migliore gestione del suolo e dall’adozione di varietà vegetali più resistenti.

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