di: Michele Vollaro | 8 Settembre 2026
Una maggiore preferenza per gli operatori europei nei progetti sostenuti dall’Unione europea può contribuire a mobilitare nuovi capitali verso l’Africa, ma rischia di produrre l’effetto opposto se si traduce in condizioni di accesso troppo restrittive per le imprese africane. Lo afferma Mohamed Abdul-Razaq, direttore e responsabile per la mobilitazione dei capitali e le partnership di Africa Finance Corporation (Afc), rispondendo a una serie di domande di Africa e Affari sugli effetti che una maggiore preferenza europea nei progetti sostenuti dall’Ue potrebbe avere sulle imprese e sulle istituzioni africane. Le nuove possibilità di limitare o condizionare l’accesso ai progetti finanziati dall’Ue sono già state analizzate nell’approfondimento sul futuro Global Europe Instrument.
Secondo Abdul-Razaq, il punto decisivo è come la preferenza viene disegnata. Se favorisce joint venture, co-sviluppo dei progetti, trasferimento tecnologico, approvvigionamento locale e finanziamenti condivisi, può ampliare gli investimenti rafforzando al tempo stesso le capacità africane. Se invece limita prevalentemente agli operatori europei l’accesso alle gare, potrebbe “ridurre la concorrenza, aumentare i costi dei progetti e limitare le opportunità” per sviluppatori, appaltatori, fornitori e istituzioni finanziarie africane. Sullo stesso tema, Confindustria Assafrica & Mediterraneo ha indicato ad Africa e Affari la possibilità di prevedere meccanismi di premialità per gli operatori europei nei progetti finanziati dall’Ue.
Afc sottolinea d’altra parte il peso già raggiunto dagli operatori finanziari europei nelle proprie operazioni. Attraverso la propria piattaforma di sindacazione, l’istituzione panafricana dichiara di aver mobilitato oltre otto miliardi di dollari di capitale da soggetti terzi. Investitori, istituzioni finanziarie di sviluppo e assicuratori europei costituiscono il maggiore gruppo regionale di partecipanti, con circa 3,743 miliardi di dollari, di cui 1,902 miliardi in partecipazioni al rischio non finanziate. Tra i partner citati figurano Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), la tedesca Deutsche Investitions- und Entwicklungsgesellschaft (Deg), la britannica British International Investment (Bii) e la finlandese Finnfund.
Per Afc, i progetti sostenuti dall’Ue dovrebbero quindi creare opportunità strutturate per la partecipazione delle imprese africane come sviluppatori, partner azionari, appaltatori e fornitori, coinvolgendo anche banche e istituzioni finanziarie africane. L’obiettivo, sostiene Abdul-Razaq, dovrebbe essere utilizzare capitale e competenze europee per ampliare il mercato e costruire capacità africane, “anziché sostituirle”.
© Riproduzione riservata





