di: Michele Vollaro | 4 Settembre 2026
Un patto regionale in 24 punti per frenare la deforestazione e la dipendenza dalle importazioni alimentari, puntando tutto sull’agroecologia: è la “Dichiarazione di Yaoundé 2026”, adottata al termine della seconda Conferenza sul Bacino del Congo dai sei Paesi del Bacino (Camerun, Centrafrica, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Guinea equatoriale e Gabon) e dai delegati di altre 14 nazioni. Dal 25 al 27 agosto, 187 delegati hanno lavoratore per trasformare le istanze di governi, ricercatori e organizzazioni contadine in una rigorosa tabella di marcia.
Il documento fissa quote precise per il cambiamento. Ai governi africani viene chiesto di destinare il 30% dei budget agricoli all’agroecologia, un modello “radicato nei saperi indigeni e co-costruito con la scienza”; ai donatori internazionali, invece, di convogliare il 20% dei fondi climatici direttamente alle comunità locali, alle donne e ai popoli indigeni.
I firmatari, riuniti dall’Alleanza per la sovranità alimentare in Africa (Afsa), hanno condannato i modelli di “conservazione fortezza”, l’approccio protezionistico che in passato ha causato l’espulsione delle comunità indigene dalle loro terre ancestrali. Esigono invece la tutela dei diritti fondiari, la protezione legale delle sementi tradizionali e il consenso libero e informato per qualsiasi progetto estrattivo o agroindustriale.
La Dichiarazione punta inoltre a responsabilizzare anche le comunità: verranno create banche dei semi locali e la metà dei ruoli direttivi, mentre i progressi della transizione saranno valutati scientificamente in un rapporto annuale.
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