di: Redazione | 4 Settembre 2026
Dal commercio alla produzione, dall’esportazione di macchinari al trasferimento di tecnologie, dagli investimenti alla formazione e al credito. È questa la direzione indicata dal Forum Imprenditoriale Italia-Egitto, che il 3 settembre ha riunito al Cairo istituzioni, banche, agenzie per l’internazionalizzazione e imprese dei due Paesi. L’obiettivo era quello di rafforzare una relazione commerciale già consolidata e porre i semi per trasformarla in una cooperazione industriale capace di generare produzione, competenze e nuove filiere.
Organizzato dalla Farnesina e dall’Agenzia ICE, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia al Cairo, il Forum si è svolto alla Nuova Capitale Amministrativa, alternando sessioni istituzionali, tavole settoriali e incontri B2B. Al centro del confronto, i settori agroalimentare, moda, arredamento, trasporti, logistica, infrastrutture, energia e tecnologie per le costruzioni sostenibili, il tutto nella cornice politica del Piano Mattei per l’Africa, con un confronto indirizzato oltre l’interscambio e volto a favorire investimenti, produzione locale, trasferimento di know-how, formazione e accesso al credito.
A coronare il Forum due momenti di particolare rilievo: la firma dell’accordo tra Cassa Depositi e Prestiti e Alex Bank, parte del Gruppo Intesa Sanpaolo, che prevede una garanzia da 21 milioni di euro nell’ambito del programma europeo Terra, e la chiusura dei lavori da parte del Ministro degli Affari Esteri egiziano Badr Abdelatty e del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani. In visita al Cairo insieme al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e alla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone, Tajani ha incontrato ieri il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi per affrontare i principali dossier regionali: dal conflitto israelo-palestinese alla mediazione egiziana e alla prospettiva della soluzione a due Stati, dalla stabilità di Libano e Libia alla situazione in Sudan e nel Corno d’Africa, fino alla questione migratoria e alla sicurezza delle rotte marittime, con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz e al Mar Rosso.
Dal commercio alla produzione
La giornata si è aperta con la sessione “Italy’s Mattei Plan for Africa: Partnerships and institutional support instruments to power the Egypt-Italy economic partnership”, dedicata agli strumenti del Piano Mattei, al sostegno all’internazionalizzazione, alla promozione degli investimenti e alla formazione tecnica per il manifatturiero.
Il “Sistema Italia” è stato la chiave di lettura dell’intero Forum. Mauro Battocchi, Direttore generale per la crescita e la promozione delle esportazioni della Farnesina, ha descritto una rete in cui istituzioni, agenzie governative e imprese private operano in modo coordinato per ampliare le opportunità internazionali del sistema produttivo italiano. Un approccio che, a fronte di un interscambio tra Italia ed Egitto ormai vicino ai 6 miliardi di euro, punta a far evolvere le relazioni economiche bilaterali verso una cooperazione sempre più orientata alla produzione industriale.
La posizione geografica dei due Paesi rafforza inoltre la cooperazione nei settori dell’elettricità, dell’energia, dell’acqua, della desalinizzazione, dell’irrigazione, della logistica e della connettività marittima. In questo quadro rientra anche il collegamento Damietta-Trieste, ripetutamente ricordato durante l’intero forum. Il sistema finanziario, con realtà come Sace, Simest e Cdp, che sostengono questo processo mettendo a disposizione strumenti per le imprese italiane ed egiziane.
Per Mohamed Awad, Ceo di Gafi, la priorità è rendere più semplici e rapidi i processi di investimento. Gafi è l’istituzione egiziana che lavora per accompagnare gli investitori dalla negoziazione alla realizzazione, all’operatività e all’espansione dei progetti, con l’obiettivo di fare dell’Egitto non solo un mercato interno ma anche una piattaforma regionale. Tra i settori indicati come più promettenti figurano tessile, costruzioni, chimica ed energie rinnovabili, insieme al trasferimento tecnologico, alla produzione locale e alla nascita di nuove industrie.
SCZone, crescono investimenti e capacità produttiva
La strategia egiziana trova un riscontro nei dati della Suez Canal Economic Zone (SCZone). Nell’anno fiscale 2025/2026, conclusosi nel giugno 2026, la zona ha registrato 117 nuovi progetti per 7,3 miliardi di dollari, su una superficie di 8,7 milioni di metri quadrati e con la generazione di circa 73.500 posti di lavoro diretti.
I ricavi hanno raggiunto i 15,9 miliardi di sterline egiziane, il livello più alto dalla nascita della Zona, con una crescita del 37% sull’anno precedente.
La SCZone punta a diventare una destinazione globale per gli investimenti e una piattaforma per le esportazioni attraverso partenariati tra imprese egiziane e investitori stranieri. Nel medio periodo, l’obiettivo è generare un contributo aggiuntivo al Pil compreso tra 3 e 5 miliardi di dollari l’anno, sostenuto da una crescita industriale e logistica del 10-12% annuo.
Agricoltura, la tecnologia al centro
L’agroalimentare rappresenta uno dei principali terreni della cooperazione sottolineati dal forum. Fabio Ricci, Direttore per gli Affari internazionali di Federunacoma, ha rimarcato l’Egitto come un mercato di grande interesse per la meccanizzazione agricola. Il Paese affronta una questione di sicurezza alimentare e, con una popolazione che secondo le proiezioni può raggiungere circa 160 milioni di abitanti nel 2050, deve aumentare produttività ed efficienza. Per le imprese italiane la competitività non dipende soltanto dal prezzo: assieme ai macchinari, le imprese italiane offrono un pacchetto di servizi che vanno dalla garanzia dei ricambi, all’assistenza post-vendita, alla formazione.
Tuttavia, un ostacolo strutturale è la frammentazione della proprietà agricola: circa il 90% degli agricoltori possiede meno di due ettari, una dimensione che rende difficile sostenere individualmente i costi delle tecnologie moderne. Ricci indica quindi nelle cooperative, pubbliche e potenzialmente anche quelle private, e nel rafforzamento dei servizi agli agricoltori alcuni degli strumenti per rendere la tecnologia più accessibile.
La questione tecnologica riguarda anche l’acqua. Il Nilo fornisce circa il 95% dell’acqua dolce egiziana, mentre l’irrigazione comporta uno spreco stimato intorno al 40%. Sistemi più efficienti e soluzioni di irrigazione intelligente basate su sensori possono migliorare la gestione della risorsa, ridurre gli sprechi e aumentare le rese.
Anche la valorizzazione delle terre desertiche (land reclamantion) richiede nuove attrezzature e tecnologie capaci di ridurre i costi fissi. In questo processo, formazione e servizi di assistenza diventano parte integrante dell’investimento.
La stessa esigenza di combinare macchinari e competenze emerge nell’intervento di Bruno Bettelli, Presidente di Federmacchine. La grande popolazione egiziana e un’età media di circa 20 anni rendono il mercato particolarmente interessante per l’industria italiana, ma il trasferimento tecnologico pone anche una questione di tutela della proprietà intellettuale. Le imprese italiane hanno bisogno di partner locali capaci di preservare e utilizzare correttamente le tecnologie trasferite. Per le aziende egiziane, la collaborazione può tradursi in maggiore produttività e qualità e nell’accesso progressivo a nuovi mercati.
Formazione e capitale umano
Il valore del capitale umano è stato un tema ricorrente del Forum, assumendo una chiara dimensione politica nell’intervento conclusivo di Tajani, che ha sottolineato la necessità per l’Italia, Paese demograficamente anziano, di importare manodopera qualificata attraverso programmi di formazione realizzati direttamente in Egitto. La formazione è stata infatti indicata come una componente trasversale del Piano Mattei: Lorenzo Ortona, Vice Coordinatore nazionale del Piano Mattei presso l’Ufficio della Presidenza del Consiglio, ha evidenziato l’importanza di una strategia strutturata sul capitale umano, integrata con investimenti a livello regionale e locale. Tra le iniziative citate figura Villaggio Italia 2025, il primo educational trade fair in Africa dedicato agli ITS Academy italiani, cui si affianca la presenza ormai centenaria degli istituti Don Bosco. La cooperazione si è inoltre concretizzata nei programmi di meccatronica e biomedica realizzati con ITS italiani, imprese, istituti Don Bosco e università tecnologiche egiziane, estendendosi a 89 Egyptian Schools of Applied Technology e 5 Italian ITS Academy nei settori della mobilità sostenibile, chimica, tessile, salute e agroalimentare. Nel turismo, la Scuola italiana di ospitalità “Enrico Mattei” di Hurghada, inaugurata nel 2024, ha previsto inizialmente circa 200 studenti l’anno.
Il credito arriva alle piccole imprese agricole
La dimensione finanziaria della cooperazione trova una concreta applicazione nell’accordo tra Cassa Depositi e Prestiti e Alex Bank, parte del Gruppo Intesa Sanpaolo. A margine del Forum, è stata firmata al Cairo una garanzia da 21 milioni di euro nell’ambito del programma europeo Terra – Transforming and Empowering Resilient and Responsible Agribusiness.
L’operazione consentirà di attivare fino a 30 milioni di euro di finanziamenti per le microimprese agroalimentari egiziane, con particolare attenzione ai piccoli agricoltori. La garanzia di Cdp, integralmente controgarantita dall’Unione europea attraverso l’European Fund for Sustainable Development Plus (EFSD+), copre fino al 70% delle potenziali perdite.
I destinatari comprendono microimprese agricole, cooperative rurali e piccole aziende agricole familiari che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso ai tradizionali canali bancari. L’operazione si inserisce negli obiettivi del Piano Mattei e della strategia europea Global Gateway, con l’obiettivo di sostenere crescita sostenibile, resilienza agroalimentare, occupazione e inclusione finanziaria. Tra gli strumenti del Piano Mattei figurano anche l’Italian Climate Fund e Platform Africa. L’obiettivo dichiarato è finanziare la produzione egiziana, non semplicemente ampliare l’offerta di credito.
Energia e infrastrutture
Al centro del terzo panel, “Energy, Infrastructure and Technologies for Sustainable Construction”, è stata richiamata la realizzazione, nell’area di Assuan–Kom Ombo, di una centrale fotovoltaica da 1.000 MW, integrata con un sistema di accumulo da 600 MWh. Per il progetto, Cassa Depositi e Prestiti ha destinato 110 milioni di euro, attraverso il Plafond Africa e il Fondo Italiano per il Clima, alla Abydos For Renewable Energy Company. Una volta completato, l’impianto sarà il più grande in Africa a combinare produzione solare e stoccaggio su larga scala, contribuendo all’autosufficienza energetica dell’Egitto e inserendosi nella prospettiva, più volte richiamata durante il Forum, di un corridoio energetico tra Egitto e Italia. Il ruolo dell’Egitto nella sicurezza energetica italiana è stato ribadito nell’intervento conclusivo del ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, che ne ha sottolineato il potenziale produttivo e la posizione strategica di snodo tra Africa, Mediterraneo ed Europa. Un corridoio di questo tipo potrebbe rafforzare e diversificare l’approvvigionamento energetico italiano, con possibili ricadute anche sulla sicurezza energetica europea.
[di Kawkab Tawfik]
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