Sudan: stretta su import per difendere valuta

di: Valentina Milani | 29 Aprile 2026

Il Sudan ha imposto un ampio divieto alle importazioni di prodotti alimentari, beni di consumo e input industriali nel tentativo di rallentare il crollo della valuta nazionale, secondo quanto emerge da una direttiva governativa. Il provvedimento, firmato dal primo ministro Kamil Idris, riguarda beni ritenuti “non essenziali”, tra cui biscotti, cioccolato, prodotti in plastica, frutta, riso, cemento, giocattoli e alcune materie prime per le aziende.

L’obiettivo delle autorità è ridurre la pressione sulla sterlina sudanese, che si è fortemente deprezzata in un contesto di crisi economica aggravata da fattori interni ed esterni. Dalla fine di febbraio, con l’acuirsi delle tensioni regionali, la valuta ha perso circa il 10%, scendendo a quota 4.100 per dollaro.

L’economia del Paese resta segnata da tre anni di guerra tra l’esercito e le Forze di supporto rapido (Rsf), che hanno paralizzato gran parte delle attività produttive e ridotto drasticamente la produzione agricola. Parallelamente è aumentato il contrabbando di oro, principale esportazione nazionale, con un impatto negativo sulle entrate e sull’equilibrio commerciale.

Le associazioni imprenditoriali hanno reagito con preoccupazione. Il presidente della Camera degli importatori, Al-Sadig Jalaleldin, ha definito la misura “errata e dannosa”, avvertendo che potrebbe favorire la formazione di monopoli e limitare l’accesso a beni essenziali.

Il governo non ha ancora fornito ulteriori chiarimenti sull’attuazione del provvedimento, lasciando incertezza sulle possibili modifiche. Intanto il rientro di milioni di sfollati nelle regioni centrali, dove la situazione si è parzialmente stabilizzata, sta facendo aumentare la domanda di beni alimentari e materiali da costruzione, mettendo sotto pressione un sistema già fragile.

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