di: Enrico Casale | 24 Aprile 2026
Nel 2025 il Camerun ha importato 73.008 tonnellate di indumenti usati, per una spesa complessiva di 64,8 milioni di euro. Secondo i dati pubblicati dall’Istituto nazionale della statistica (Ins), gli acquisti di capi di abbigliamento e accessori di seconda mano hanno registrato un incremento di circa quattro milioni di euro rispetto all’anno precedente, confermando una domanda interna solida nonostante le preoccupazioni per l’impatto sull’industria tessile locale.
Il mercato della friperie, come viene chiamata localmente in francese, rimane un segmento essenziale per il consumo delle famiglie camerunesi, attratte da prezzi accessibili in un contesto di potere d’acquisto limitato. Già nel 2024 il Paese aveva importato 72.600 tonnellate di articoli usati per un valore di circa 60,7 milioni di euro. L’aumento registrato nell’ultimo anno, pur essendo moderato nei volumi, riflette un rincaro dei costi logistici e un’evoluzione dei canali di approvvigionamento internazionali.
La forte dipendenza dalle importazioni di abbigliamento usato solleva tuttavia interrogativi sulla competitività delle aziende tessili nazionali. Gli esperti del settore sottolineano come questa tendenza ostacoli lo sviluppo della filiera e del Paese, che controlla appena l’1% del mercato interno. Alcuni analisti chiedono allo Stato politiche di inquadramento più rigide o incentivi per la sostituzione progressiva di questi prodotti con una produzione “Made in Cameroon”, al fine di tutelare l’occupazione e valorizzare il cotone locale.
Al momento, però, il settore dell’usato continua a imporsi come una componente imprescindibile dell’economia nazionale. Oltre a soddisfare il fabbisogno di abbigliamento, il commercio di indumenti di seconda mano garantisce lavoro a migliaia di operatori, dai grandi importatori ai piccoli rivenditori nei mercati popolari. Il governo, pur promuovendo strategie di industrializzazione, si trova a dover bilanciare la protezione delle industrie locali con la necessità di garantire beni a basso costo alla popolazione.
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