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Kenya: Mombasa, porto quasi bloccato. A rischio export di caffè

di: Andrea Spinelli Barrile | 27 Febbraio 2026

La congestione cronica al porto di Mombasa, in Kenya, sta minacciando il commercio e l’export di caffè di tutta l’Africa orientale. È l’allarme lanciato da Sucafina, uno dei principali trader del Kenya, che nel suo report settimanale citato dal quotidiano The East African sostiene che i ritardi e i colil di bottiglia doganali hanno attualmente interrotto le spedizioni di merci, con centinaia di navi e migliaia di container bloccati e l’interruzione delle catene di approvvigionamento.

“Il porto di Mombasa – scrive Sucafina – sta attualmente attraversando una grave congestione, che causa ritardi nell’attracco delle navi e nello scarico dei container di importazione, rallentando la movimentazione delle navi e creando un arretrato delle operazioni in movimentazione dei container” per effetto del quale le navi che riescono ad attraccare devono affrontare tempi d’attesa incerti e prolungati prima di scaricare. Una situazione che rischia di bloccare completamente le catene di approvvigionamento regionali, in particolare nel settore del caffè, e che, nella migliore delle ipotesi, farà aumentare esponenzialmente i costi. Secondo Sucafina, anche la revisione del sistema doganale ha avuto un ruolo importante sulle operazioni trasfrontaliere lungo il valico tra Kenya e Uganda, dove i tempi di sdoganamento dei container sono aumentati significativamente.

I camion che trasportano il caffè al porto di Mombasa sono vittime di questa congestione, con lunghissime file all’ingresso del porto. La conseguenza principale è il mancato rispetto delle cosegne, ma la questione è ben più complessa e travalica i confini keniani: sono state segnalate infatti lunghe code e incolonnamenti di camion, da settimane, lungo il corridoio settentrionale, una via commerciale e logistica fondamentale che serve i paesi senza sbocco sul mare, che cominciano anche loro a risentire di questa crisi (Uganda, Burundi e Ruanda, in particolare).

All’inizio di questo mese, gli esportatori di té keniano avevano lamentato problemi simili e, alla fine, si è fatto ricorso al trasporto aereo come soluzione logistica alternativa alla congestione di Mombasa, con costi più elevati ma consegne rispettate. Il rischio, spiegarono all’epoca i trader di té, era di essere classificati come “fornitori inaffidabili” dal mercato britannico.

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