di: Valentina Milani | 11 Maggio 2026
Lo Zimbabwe restituirà 67 fattorie confiscate a cittadini stranieri provenienti da quattro Paesi europei coperti da accordi bilaterali di protezione degli investimenti, nel tentativo di ricucire i rapporti con l’Occidente mentre cerca un alleggerimento del debito. Lo ha annunciato il ministro dell’Agricoltura, Anxious Masuka.
Le terre, ricostruisce Reuters, erano state sequestrate a partire dal 2000 sotto il governo dell’ex presidente Robert Mugabe, nell’ambito della controversa riforma agraria con cui Harare sosteneva di voler redistribuire le proprietà ai cittadini neri senza terra e correggere gli squilibri ereditati dall’epoca coloniale. Le confische provocarono il crollo dell’agricoltura commerciale e contribuirono alla crisi economica culminata nel collasso della valuta nel 2008, lasciando il Paese dipendente dalle importazioni alimentari.
Il presidente Emmerson Mnangagwa, succeduto a Mugabe dopo il colpo di Stato del 2017, ha avviato negli ultimi anni un riavvicinamento ai governi occidentali, che avevano imposto sanzioni allo Zimbabwe per le espropriazioni e le accuse di violazioni dei diritti umani. Secondo Masuka, le fattorie saranno restituite a cittadini di Danimarca, Svizzera, Germania e Paesi Bassi, in quanto protetti dagli accordi bilaterali sugli investimenti firmati con Harare. “Siamo nel processo di restituzione”, ha dichiarato il ministro rispondendo a una domanda in Parlamento.
La misura rientra negli sforzi del governo per ottenere la ristrutturazione del debito e tornare ad avere accesso ai finanziamenti internazionali, dopo oltre vent’anni di esclusione dai mercati globali in seguito al default sui prestiti contratti con i creditori internazionali. Il debito estero dello Zimbabwe ammontava a 13,6 miliardi di dollari nel settembre 2025, di cui 7,7 miliardi di arretrati. I creditori internazionali chiedono riforme economiche e la soluzione delle dispute fondiarie come condizioni per qualsiasi alleggerimento del debito.
Il Fondo monetario internazionale ha recentemente approvato per Harare un programma di monitoraggio di dieci mesi, privo però di finanziamenti, per valutare i progressi nelle riforme economiche. Nel 2020 Mnangagwa aveva inoltre firmato un accordo da 3,5 miliardi di dollari per compensare circa 4.000 agricoltori bianchi espropriati, ma il governo, alle prese con una grave crisi di liquidità, ha finora effettuato solo pagamenti limitati.
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