La Banca mondiale chiede riforme in Zimbabwe per la crescita

di: Valentina Milani | 8 Settembre 2026

La recente stabilizzazione macroeconomica dello Zimbabwe rischia di non tradursi in una prosperità diffusa senza riforme strutturali in grado di favorire occupazione e investimenti. Lo sostiene la Banca mondiale nel rapporto “Zimbabwe Growth and Jobs Report”.

Secondo il documento, la maggiore disciplina fiscale e monetaria ha contribuito a portare l’inflazione in valuta locale a una sola cifra all’inizio del 2026, per la prima volta dal 1997, mentre tra il 2021 e il 2025 il Pil è cresciuto in media di quasi il 6% all’anno. Tuttavia, l’80% degli zimbabwani lavora ancora nel settore informale, con guadagni mediani di 130 dollari al mese (circa 110 euro), e quasi metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

“La finestra di opportunità creata dalla recente stabilizzazione è aperta, ma sarà essenziale un’attuazione decisa e coordinata nell’arco di diversi anni”, ha detto Victor Steenbergen, economista senior della Banca mondiale e principale autore del rapporto.

La Banca mondiale raccomanda di consolidare la stabilità macroeconomica, affrontare il problema degli arretrati e aumentare gli investimenti in energia, trasporti e irrigazione. Secondo il rapporto, le carenze nella fornitura elettrica costano ogni anno allo Zimbabwe l’equivalente del 6,1% del Pil.

L’istituto sollecita inoltre la semplificazione delle autorizzazioni e degli scambi transfrontalieri, maggiori garanzie sui diritti fondiari e una maggiore certezza giuridica per gli investitori. Secondo Steenbergen, migliorare anzitutto l’affidabilità della fornitura elettrica e gli scambi commerciali potrebbe produrre benefici rapidi e creare le condizioni per riforme più profonde.

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