di: Gianfranco Belgrano | 16 Settembre 2026
Un ecosistema integrato che ha visto la collaborazione di diversi attori e che adesso si prepara a nuovi salti dimensionali. Robbiki Leather City è diventata un esempio vincente di un’azione della Cooperazione italiana applicata allo sviluppo industriale di una filiera, quella della pelle, in un Paese partner, l’Egitto.
Alla Fiera di Milano, per partecipare a Simac Tanning Tech, i rappresentanti di diverse istituzioni e organizzazioni che insieme hanno lavorato e stanno continuando a lavorare allo sviluppo di Robbiki, hanno presentato i frutti di questo lavoro di squadra e messo a terra i prossimi obiettivi.
“Il più grande risultato è aver creato un ecosistema, aver fatto integrazione (…) portando in Egitto il Sistema Italia” ha sottolineato nel suo intervento Tiberio Chiari, direttore dell’ufficio del Cairo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics). Le immagini che scorrono mentre Chiari parla, mostrano un vero e proprio parco industriale che visione delle istituzioni locali e partnership internazionale hanno trasformato in un vettore in grado di creare valore partendo dalla storia di decine di concerie tradizionali fino a una decina di anni fa concentrate a Magra El Eyoun, nel cuore del Cairo. In Egitto la Cooperazione italiana ha accompagnato per oltre 20 anni la trasformazione della filiera della pelle intervenendo su infrastrutture, tecnologie, competenze, sostenibilità ambientale, servizi e istituzioni. E tra il 2018 e il 2025, l’esportazione di tecnologia italiana verso l’Egitto, nell’ambito di questa filiera, ha raggiunto i 65 milioni di euro.
Di fatto, si è creato un ponte di collegamento tra il Paese nordafricano e quei distretti italiani che hanno fatto la storia della pelle e del Made in Italy. “Con Robbiki – ha aggiunto Tiberio Chiari – si è aperta una nuova stagione di collaborazione tra Italia ed Egitto riassumibile in tre grandi categorie: creazione di infrastrutture; innovazione e condivisione di tecnologie; gestione ambientale e occupazionale”. E proprio i successi di Robbiki – che ha anticipato le modalità di azione fatte proprie negli ultimi anni dal Piano Mattei – hanno aperto la strada a nuovi progetti che la Cooperazione lancerà a breve (per tre milioni di euro) che andranno a beneficio oltre che della stessa Robbiki anche di altri due settori di interesse: quello del marmo e del granito, e quello dei mobili con un progetto puntato sulla Damietta Furniture City.
Non solo export
Tornando a Robbiki e alla storia che porta con sé, prima Mauro Bergozza, presidente di Assomac, e poi Ahmed Maghawry, rappresentante del ministero dell’Industria egiziano, hanno fornito spunti interessanti e prospettive diverse su cosa abbia significato questa collaborazione. Per il presidente di Assomac – l’associazione nazionale che aggrega e rappresenta i costruttori italiani di tecnologie per calzature, pelletteria e conceria – il contributo italiano è andato oltre il semplice export di macchinari: “L’Italia – ha sottolineato – ha condiviso un metodo industriale” fondato su collaborazione e visione, sull’attenzione alla sostenibilità ambientale e sulla formazione. Fattori che hanno portato a risultati dalla base solida che aprono oggi le porte a forme di collaborazione più ampia.
Un auspicio ad ampliare la cooperazione che è emerso anche dall’intervento di Ahmed Maghawry: “Robbiki – ha detto il rappresentante del ministero dell’Industria – rappresenta uno dei più ambiziosi sforzi per trasformare un’attività tradizionale in un modello integrato e sostenibile di ecosistema industriale”.
In questo senso, uno dei risultati principali, secondo Maghawry, è stato quello di creare valore aggiunto e di realizzare un business case che oggi funge da motore di attrazione di investimenti. E parlando della collaborazione con l’Italia, Maghawry ha evidenziato come non si tratti di una relazione legata semplicemente alla compravendita di macchine ma di una partnership che unisce Africa, Europa e Medio oriente passando proprio per i suoi ideali terminali geografici ovvero Italia ed Egitto.
L’evento di Milano si è concluso con la firma di due memorandum d’intesa: uno tra il Centro tecnologico di Robbiki, l’università di Firenze e la Fondazione Pin; e uno tra lo stesso Centro e Assomac.
Lo study tour
L’evento di Milano dedicato a Robbiki Leather City ha rappresentato uno degli appuntamenti che ha visto protagonista la delegazione egiziana venuta in Italia per uno study tour e per partecipare a Micam Milano, Lineapelle e Simac Tanning Tech
“Lo study tour rappresenta uno sbocco naturale del percorso che Italia ed Egitto hanno fatto nel costruire questo partenariato” aveva detto alla vigilia dell’iniziativa Tiberio Chiari su Oltremare, il magazine di Aics. “Dopo anni di investimenti nel rafforzamento istituzionale, nelle infrastrutture e nelle capacità tecniche, oggi stiamo creando collegamenti diretti tra le imprese egiziane e quelle italiane. È questo l’obiettivo che dovrebbe perseguire una cooperazione allo sviluppo sostenibile che guarda al futuro: gettare le basi per gli investimenti privati, il trasferimento tecnologico e i partenariati economici di lungo periodo, destinati a proseguire ben oltre la durata di un progetto di cooperazione”.
Ben più di una semplice missione tecnica, la visita si inserisce quindi nel passaggio dal sostegno pubblico allo sviluppo ad una strategia industriale autonoma, dimostrando come l’aiuto internazionale possa creare le condizioni affinché l’iniziativa privata prosperi. Il progetto Robbiki si sta infatti affermando come un modello di cooperazione capace di rendere un distretto in grado di attrarre investimenti, generare occupazione e rafforzare le catene del valore regionali.
Oltre a prender parte alle principali fiere italiane del settore, la delegazione egiziana ha visitato i distretti conciari di Vigevano e Turbigo incontrando fornitori di tecnologia, produttori di macchinari, centri di ricerca, associazioni industriali e aziende attive lungo l’intera filiera della pelle.
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