di: Andrea Spinelli Barrile | 27 Maggio 2026
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un proclama che estende l’African growth and opportunity act (Agoa), mantenendo così l’accesso senza dazi doganali per il Kenya al mercato americano fino al 31 dicembre 2026.
La proroga è stata firmata il 19 maggio e modifica formalmente la sezione 506B del Trade Act del 1974, una legge che disciplina le modalità con cui gli Stati Uniti intrattengono rapporti commerciali con altri Paesi, al fine di garantire che i paesi dell’Africa subsahariana beneficiari mantengano un accesso commerciale preferenziale.
Per il Kenya, questo significa che questa dichiarazione avrà un impatto su oltre 6.500 linee di prodotti coinvolte nell’accordo Agoa, offrendo così agli esportatori kenioti non solo un sollievo commerciale, ma anche un vantaggio competitivo in uno degli ambienti commerciali più redditizi al mondo. I prodotti tessili e di abbigliamento rappresentano oltre il 90% delle esportazioni del Kenya nell’ambito dell’Agoa, sostenendo oltre 80.000 posti di lavoro diretti nelle Zone di trasformazione per l’esportazione (Epz) di Nairobi, Mombasa e Athi River.
Una disposizione fondamentale preservata da questa proroga è la norma sui tessuti provenienti da Paesi terzi, che consente ai produttori kenioti di reperire tessuti da Paesi come la Cina o l’India, cucire i capi localmente e beneficiare comunque dell’esenzione dai dazi doganali per l’ingresso nel mercato statunitense. Oltre all’abbigliamento, anche gli agricoltori kenioti trarranno un beneficio diretto: i prodotti agricoli, tra cui caffè, tè nero, noci di macadamia, fiori freschi, frutta e verdura, continuano a beneficiare dell’esenzione doganale per l’ingresso nei supermercati americani grazie all’accordo prorogato.
Attualmente il Kenya esporta annualmente negli Stati Uniti beni per un valore stimato tra i 730 e gli 830 milioni di dollari e una parte significativa di questi introiti da esportazione sarà influenzata dalla nuova direttiva: nonostante ciò, alcuni settori del mercato keniota hanno faticato e continuano a faticare ad entrare nel mercato statunitense, come l’orticoltura, i prodotti alimentari trasformati, la floricoltura e l’esportazione di carne, che lì incontrano notevoli ostacoli.
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