di: Andrea Spinelli Barrile | 23 Settembre 2026
A partire dal 1° ottobre i content creator keniani dovranno fornire a TikTok le proprie informazioni fiscali, nell’ambito di un processo di integrazione più rigorosa dei proventi derivanti dai contenuti online nel sistema fiscale ufficiale del Kenya, con la piattaforma che comincerà a trattenere una tassa del 5% sui pagamenti destinati ai creatori di contenuti.
La richiesta pone TikTok segue quella di YouTube e Meta, che hanno già richiesto ai creatori kenioti informazioni fiscali, iniziando a detrarre le tasse dai loro compensi.
Questo cambiamento non riguarda solo i guadagni dei creator, ma modifica anche chi controlla il processo di riscossione delle tasse dal lavoro digitale: per anni, molti creatori di contenuti hanno guadagnato grazie a piattaforme che operavano al di fuori del Kenya. Un creatore poteva ricevere un pagamento da YouTube, un bonus da Facebook o un compenso da TikTok senza dover passare per un ufficio pagamenti keniano prima che il denaro arrivasse: l’avviso di TikTok chiede ora ai creator di fornire informazioni fiscali affinché la piattaforma possa accertare la loro situazione fiscale e adempiere ai propri obblighi di pagamento. La richiesta, di per sé, non garantisce che tutti i creator saranno soggetti alla stessa tassazione.
Il governo keniano ha trovato la quadra assegnando alle piattaforme il ruolo di esattore delle tasse. Le tre piattaforme utilizzano lo stesso processo: Meta e Google hanno collegato pubblicamente le loro azioni alla ritenuta d’acconto del 5% e lo stesso farà TikTok dal 1 ottobre. Anziché chiedere ai funzionari dell’Agenzia delle entrate keniana di rintracciare ogni creatore dopo ogni pagamento, il governo chiede alle piattaforma di registrare i dati fiscali del creatore e detrarre l’importo dovuto prima di inviare il denaro. La piattaforma, infatti, conosce già l’account del creatore, i suoi guadagni e la cronologia dei pagamenti.
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