di: Céline Dominique Nadler | 21 Agosto 2026
Il Fondo africano per l’economia circolare, un fondo fiduciario multidonatore amministrato dal Gruppo della Banca africana di sviluppo (AfDB), sta estendendo il suo raggio d’azione ad altri otto Paesi del continente, sostenendo la creazione e il lancio di piani strategici nazionali per l’economia circolare.
Nell’ambito di questa seconda fase del programma National Roadmaps for the Circular Economy (Ncer), Angola, Liberia, Madagascar e Senegal svilupperanno le proprie roadmap individuando i settori prioritari, allineando gli sforzi istituzionali e adattando le linee guida strategiche alle rispettive strutture produttive locali. Nel frattempo, Benin, Ciad, Etiopia e Mauritius stanno entrando nella fase di implementazione, con l’obiettivo di tradurre i quadri normativi governativi in politiche concrete, programmi finanziati e capacità istituzionali sostenibili.
“Il continente si trova ad affrontare un deficit annuale di finanziamento per lo sviluppo di oltre 400 miliardi di dollari. Le tabelle di marcia per l’economia circolare possono aiutare i Paesi a rafforzare le proprie capacità produttive interne e a trasformare le loro priorità in opportunità di investimento”, ha affermato Anthony Nyong, direttore del Dipartimento per il Cambiamento climatico e la Crescita verde del Gruppo dell’AfDB.
Gran parte delle risorse naturali africane continua a essere esportata non lavorata, ostacolando l’industrializzazione e limitando la creazione di posti di lavoro a livello locale. L’economia circolare mitiga direttamente questa perdita strutturale di valore, trattenendo le risorse e il loro potenziale produttivo all’interno delle economie nazionali, nell’ottica di mobilitare maggiori capitali africani, rafforzare i mercati finanziari del continente e finanziare trasformazioni su larga scala.
I quattro Paesi del primo gruppo – Benin, Mauritius, Ciad ed Etiopia – hanno già dimostrato il potenziale di questo approccio. Le loro rispettive tabelle di marcia hanno individuato con successo i settori prioritari, in particolare nell’edilizia, nella silvicoltura, nell’agricoltura, nella plastica, nel tessile, nell’industria manifatturiera, nell’energia e nella gestione delle risorse idriche.
Ad esempio, in Ciad, la tabella di marcia mira a creare oltre 25.000 posti di lavoro verdi e a ridurre del 40% i rifiuti non riciclabili entro il 2035, in sei settori prioritari, mentre in Benin, il Piano d’azione per l’economia circolare, lanciato a febbraio, fissa ambiziosi obiettivi decennali: raggiungere un tasso di riciclaggio del 25%, garantire la raccolta di tutti i rifiuti urbani e creare 300 imprese operanti nell’ambito dell’economia circolare.
Le roadmap fungono da strutture di riferimento per gli investimenti. Permettono alle parti interessate di individuare i settori in cui le soluzioni circolari creano maggior valore, di organizzare le azioni necessarie per la loro implementazione e di definire i meccanismi di governance essenziali per la loro sostenibilità, ricorda infine l’AfDB in un comunicato.
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