di: Redazione | 19 Ottobre 2026
Dopo Addis Abeba, un secondo Creative Hub Unido prende forma a Jimma, in una delle aree del caffè più importanti d’Etiopia. Il Creative Hub Jimma, finanziato dalla Cooperazione Italiana e realizzato da Unido, con la collaborazione tecnica del Ciheam Bari, unisce agroalimentare e industrie creative in un percorso di incubazione e sviluppo rivolto a giovani imprenditori. Caffè, miele e legno sono i primi banchi di prova.
A Jimma, a circa 350 chilometri a sud-ovest di Addis Abeba, il caffè non è solo un prodotto: è identità, lavoro, storia. La zona è tra le più rinomate d’Etiopia per la produzione di caffè. Ma la novità riguarda soprattutto il modo di fare impresa: il Creative Hub Jimma (Chj), un incubatore aperto ai giovani che mette insieme chi lavora la terra e chi sa progettare, comunicare, dare forma e valore ai prodotti.
L’idea di fondo è far incontrare agroalimentare e industrie creative, due mondi che raramente condividono gli stessi spazi di supporto.
Il progetto fa parte di un’iniziativa più ampia di Unido (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale), intitolata “Support to youth and women through the development of products, services and public-private partnerships” (“Sostegno a giovani e donne attraverso lo sviluppo di prodotti, servizi e partenariati pubblico-privati”), e finanziata dalla Cooperazione Italiana (Aics), che sostiene due Creative Hub in Etiopia, uno ad Addis Abeba e uno a Jimma.
I Creative Hub di Unido vogliono essere un motore di creatività e innovazione: offrono ai giovani talenti e agli aspiranti imprenditori gli strumenti per trasformare idee, competenze e creatività in nuove opportunità di business. L’obiettivo è accendere il talento, generare nuove imprese e creare occupazione, contribuendo alla crescita di un settore creativo dinamico e sostenibile.
Il Creative Hub di Addis Abeba è il primo spazio di questo tipo in Etiopia: offre aree di coworking, laboratori e formazione a micro, piccole e medie imprese, con particolare attenzione a quelle guidate da donne e ai settori di design, moda, tessile ma anche cinema. Il nuovo hub di Jimma, dedicato alle filiere agroalimentari, è collegato a quello della capitale per favorire collaborazione e scambio.
Dal maggio 2021, Creative Hub Ethiopia ha raggiunto oltre 6.000 partecipanti, realizzato più di 117 corsi di formazione e workshop e supportato oltre 400 creativi e imprenditori. L’Hub ha inoltre ospitato più di 80 eventi aperti alla comunità, ad Addis Abeba e Jimma. Nel 2026, contava 430 membri: 398 ad Addis Abeba e 32 a Jimma
L’iniziativa di Jimma si avvale della collaborazione tecnica del Ciheam Bari, l’Istituto Agronomico Mediterraneo con sede in Puglia. Insieme, i due partner hanno costruito un percorso che va dall’analisi dell’ecosistema alla progettazione di un incubatore su misura.
L’innovazione: far contaminare agricoltura e creatività
Il nome del modello proposto per l’incubatore, “Agricultura”, ne esprime l’ambizione. L’incubatore si rivolge a imprese guidate da giovani che operano all’intersezione tra l’agricoltura e le industrie creative. Tra i beneficiari ci sono agricoltori, cooperative e imprenditori agricoli, ma anche creativi: l’obiettivo è far incontrare i due settori e introdurre metodologie per aggiungere valore ai prodotti.
Perché proprio questa combinazione? Le analisi su alcune filiere locali offrono una risposta concreta: nel caffè pesano la qualità incostante e il confezionamento; nel miele quasi tutto il prodotto è venduto grezzo, con poco marchio e poca trasformazione; nel legno mancano competenze di design e la capacità di differenziare i prodotti sul mercato. Sono lacune in cui le competenze creative, come il design, il branding e la comunicazione, possono fare la differenza accanto alle competenze tecniche e produttive.
Lo dimostrano i tre concept di incubazione elaborati durante la formazione in Italia, che riguardano l’apicoltura, l’artigianato del legno e l’innovazione alimentare a base di caffè. Il programma include anche tre dimensioni trasversali: adattamento ai cambiamenti climatici, accesso alla finanza e uso di strumenti digitali per la produttività e per l’accesso al mercato.
Perché Jimma conta
La scelta del territorio non è casuale. Il caffè pesa tra il 30 e il 35% dei ricavi da esportazione dell’Etiopia e sostiene i mezzi di sussistenza di circa un quarto della popolazione, secondo i dati forniti dall’Ethiopian Coffee and Tea Authority (Ecta). Jimma è anche una città in rapida trasformazione: secondo l’Ethiopian Statistics Service la città contava oltre 260.000 abitanti nel 2023 contro i 120.960 del 2007 e la costante crescita alimenta la domanda di abitazioni, arredi, ospitalità e servizi. Accanto a caffè, agroindustria e commercio, stanno crescendo i servizi digitali e le industrie creative.
In questo contesto le tre filiere individuate dal progetto presentano il miglior equilibrio tra fattibilità, impatto e margini di miglioramento: caffè, miele e artigianato del legno. Tutte e tre offrono spazio per migliorare la qualità, la trasformazione e l’accesso al mercato, e si collegano ai programmi di sviluppo che puntano sull’occupazione, sul coinvolgimento dei giovani e sulla partecipazione delle donne.
Tre filiere, tre banchi di prova
Le analisi, condotte tra aprile e luglio 2026 con ricerca documentale, interviste ai protagonisti e focus group, restituiscono un quadro chiaro.
Nel caffè, il problema non è produrre di più, ma produrre meglio. Selezione e classificazione incostanti, gestione post-raccolta carente e scarsa standardizzazione frenano l’accesso ai mercati di qualità. Lo illustra l’esperienza, emersa dall’analisi, di una piccola impresa locale di tostatura: ricevendo chicchi di dimensioni e colori diversi e non puliti, doveva ripetere più volte la pulizia, perdendo volume e aumentando i costi. Cambiando le zone di approvvigionamento, ha migliorato la qualità, il confezionamento, il marchio e il reddito. La tostatura, il confezionamento e la vendita di caffè specialty sono le aree con il maggior potenziale per le imprese giovanili.
Nel miele il potenziale è enorme e ancora inespresso. L’Etiopia può produrre fino a 500 mila tonnellate l’anno, ma ne realizza solo circa il 10%; meno del 2% viene esportato e circa l’80% finisce in bevande tradizionali come il tej e il birz, che non ne premiano la qualità. A Jimma la domanda supera l’offerta locale, ma circa il 70% degli apicoltori usa ancora arnie tradizionali e quasi tutto il miele è venduto grezzo, secondo il Jimma Zone Office of Agriculture. Mancano standard applicati, finanza su misura e strutture di trasformazione.

Nel legno il settore conta circa 707 micro e piccole imprese e 4.241 occupati, di cui circa il 75% giovani, considerando le stime del Jimma Town Labor and Skills Office. Le difficoltà sono forniture irregolari di legname, attrezzature obsolete, competenze di design da rafforzare e mercati quasi solo locali. Le risposte indicate sono centri di produzione condivisi, marchio collettivo, marketing digitale e più presenza in fiere e circuiti legati a turismo e ospitalità.
Unido e Ciheam Bari: dall’analisi al progetto
La collaborazione tra Unido e Ciheam Bari tiene insieme due piani. Unido, ente implementatore del progetto, porta la visione di sviluppo industriale inclusivo e sostenibile e l’assistenza tecnica all’avvio dei Creative Hub. Il Ciheam Bari, partner tecnico dell’iniziativa a Jimma, mette a disposizione il proprio metodo di lavoro, sviluppato nel Mediterraneo e in Africa, che pone l’imprenditore, e non la singola impresa, al centro dell’ecosistema.
L’elemento innovativo è il passaggio dall’analisi al progetto: lo studio dell’ecosistema e delle filiere non si ferma a un rapporto, ma vuole dare forma a un incubatore pensato per il territorio. Il metodo si basa su tre principi: imprenditori al primo posto, un approccio integrato che analizza insieme il settore pubblico, finanza, formazione e imprese, e l’attenzione al contesto locale, senza ricette valide ovunque.
La tappa più visibile si è svolta a Bari. Dal 22 giugno al 3 luglio il Ciheam Bari ha ospitato un programma internazionale di formazione e co-progettazione con rappresentanti del Creative Hub Jimma, dell’Università di Jimma e del ministero del Lavoro e delle Competenze etiope. Tra sessioni formative e visite a imprese e organizzazioni di supporto italiane, i partecipanti hanno approfondito l’innovazione, la competitività basata sulla qualità e la collaborazione tra attori diversi.
Dal progetto al modello Agricultura
Sul piano istituzionale, il laboratorio di co-progettazione ha validato la governance dell’hub, definito il modello di business e identificato il percorso di incubazione Agricultura. Sono state fissate le priorità operative del Creative Hub Jimma. Si propone di registrarlo come organizzazione senza scopo di lucro, con una governance condivisa tra più soggetti, e di avviare un programma strutturato per imprese giovanili tra agricoltura e industrie creative.
Il cuore del lavoro è il modello di incubazione Agricultura, costruito sui risultati dell’analisi dell’ecosistema e delle filiere e co-progettato durante i workshop svolti ad Addis Abeba con gli stakeholder locali. Il modello definisce la struttura operativa, i destinatari, i servizi, i meccanismi di coaching e mentoring, l’approccio alle partnership e la strategia di attuazione. Ne derivano due documenti: un manuale operativo per guidare le decisioni e le attività dell’incubatore e un piano di sostenibilità con le azioni per raggiungere l’indipendenza finanziaria e le fonti di ricavo da attivare.
Il seminario finale
A Jimma si tiene il seminario finale “Creative Hub Jimma: From Blueprint to Impact”, previsto per il 28 e 29 ottobre, con la partecipazione di Ambasciata d’Italia, Aics, Unido, ministero del Lavoro e delle Competenze e Ciheam Bari. L’incontro rappresenta un momento di confronto e validazione del modello con gli attori chiave dell’ecosistema: autorità locali e regionali, università, scuole tecniche, imprenditori, cooperative, organizzazioni giovanili e femminili.
Più che una cerimonia conclusiva, il seminario si configura come uno strumento per costruire consenso, raccogliere feedback e mobilitare il sostegno istituzionale e comunitario, condizioni essenziali per il lancio e la sostenibilità dell’incubatore.
La posta in gioco va oltre Jimma, perché il nuovo hub lavorerà in rete con quello di Addis Abeba. Se un incubatore capace di far lavorare insieme agricoltura e creatività funzionerà, partendo dalle filiere in cui un territorio è già forte e mettendo al centro giovani e donne, potrà diventare un punto di riferimento per molte altre aree dell’Etiopia e del continente.






