di: Enrico Casale | 12 Ottobre 2026
Il progetto del gasdotto trans-sahariano (Tsgp), destinato a collegare le riserve di gas della Nigeria ai mercati del Mediterraneo e dell’Europa attraverso Niger e Algeria, entra in una fase decisiva. A riferirlo è il quotidiano algerino El Watan, secondo cui il grande corridoio energetico africano si prepara a diventare una delle principali infrastrutture strategiche per l’esportazione di gas del continente. Il progetto, discusso da anni dai tre Paesi, punta a sfruttare le ingenti riserve nigeriane e a convogliarle verso il Nord Africa, dove potranno essere immesse nella rete algerina e quindi raggiungere l’Europa.
Il Tsgp avrà una lunghezza complessiva di oltre 4.000 chilometri e attraverserà tre Paesi: Nigeria, Niger e Algeria. Il tracciato dovrebbe partire dalla regione del Delta del Niger, attraversare il territorio nigerino e raggiungere l’Algeria, collegandosi alla rete di trasporto del gas del Paese nordafricano. Il progetto prevede una capacità di trasporto fino a circa 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, un volume destinato a rafforzare in modo significativo la capacità africana di esportazione verso i mercati internazionali.
La realizzazione del gasdotto viene presentata da Algeri come un progetto di integrazione energetica continentale, ma anche come un’infrastruttura strategica per consolidare i rapporti energetici tra Africa ed Europa. L’Algeria dispone già di una rete di gasdotti che la collega direttamente all’Europa, attraverso il TransMed verso l’Italia e il Medgaz verso la Spagna, oltre a impianti per la liquefazione e l’esportazione di gas. Il collegamento con le risorse nigeriane permetterebbe quindi di utilizzare infrastrutture in parte già esistenti e di aumentare il volume di gas disponibile per l’esportazione.
Per la Nigeria, il progetto rappresenta un’opportunità per valorizzare risorse gasiere tra le più importanti al mondo e aumentare gli introiti derivanti dalle esportazioni, riducendo al tempo stesso la dipendenza dalle infrastrutture marittime per raggiungere i mercati esteri. Il Niger, invece, assumerebbe un ruolo centrale come Paese di transito, trasformando la propria posizione geografica nel Sahel in un elemento strategico per i flussi energetici regionali.
Il progetto è sostenuto dalle rispettive società energetiche nazionali: la nigeriana Nnpc, l’algerina Sonatrach e la nigerina Sonidep. La cooperazione tra i tre Paesi è stata rilanciata negli ultimi anni con l’obiettivo di superare gli ostacoli finanziari, tecnici e politici che hanno rallentato per lungo tempo la realizzazione dell’opera. Il gasdotto viene inoltre considerato parte di una più ampia strategia africana volta a sviluppare corridoi energetici capaci di collegare le aree produttrici alle regioni prive di infrastrutture e ai mercati internazionali.
Per l’Europa, il Tsgp potrebbe rappresentare nel medio periodo una nuova fonte di approvvigionamento e contribuire alla diversificazione delle forniture. Il progetto si inserisce infatti nel processo avviato dall’Ue per ridurre la dipendenza da singoli fornitori e rafforzare i collegamenti energetici con il continente africano. In questo quadro, l’Algeria punta a consolidare il proprio ruolo di principale piattaforma energetica tra Africa ed Europa.
Restano tuttavia rilevanti le sfide legate alla sicurezza e ai finanziamenti. Il tracciato attraversa aree del Sahel caratterizzate da instabilità politica e dalla presenza di gruppi armati, mentre la realizzazione di un’infrastruttura di oltre 4.000 chilometri richiede investimenti ingenti e una complessa cooperazione internazionale. Nonostante questi ostacoli, secondo El Watan il progetto si avvia verso una nuova fase, confermando l’ambizione di creare un grande corridoio energetico capace di collegare le risorse della Nigeria ai mercati dell’Europa attraverso il cuore dell’Africa.
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