di: Celine Camoin | 9 Settembre 2026
Le nuove restrizioni commerciali adottate dal governo in Angola stanno bloccando l’ingresso nel Paese di merci fondamentali prive di un’alternativa di produzione interna, causando forti ritardi e paralisi operative nel comparto manifatturiero e delle manutenzioni. A rivelarlo è il quotidiano Expansão, evidenziando come la lista dei beni soggetti a divieto di importazione o ad autorizzazione preventiva da parte del ministero dell’Industria e del Commercio sia stata stilata sulla base delle posizioni doganali anziché sui singoli prodotti. Questo criterio fa sì che un unico codice tariffario includa migliaia di articoli differenti, sottoponendo a vincoli burocratici componenti altamente specializzati come resine, vetro, alluminio, colle, prodotti chimici, plastica, cavi o pezzi di ricambio per macchinari industriali.
L’impatto delle misure restrittive sta generando un effetto a catena che coinvolge grandi aziende trasformatrici e grandi società di costruzioni impegnate in opere pubbliche. Come spiegato da fonti industriali e spedizionieri doganali alla testata economica angolana, “il problema di questo approccio risiede nel fatto che la restrição ricade sulla posizione tariffaria e non sul prodotto effettivamente fabbricato”. Il sistema deriva dall’applicazione delle direttive presidenziali pensate per incentivare la produzione nazionale, ma la rigidità dei controlli condiziona ora l’operatività di intere catene produttive che restano prive di forniture estere essenziali.
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