di: Celine Camoin | 30 Luglio 2026
La Camera ha autorizzato la presenza militare e civile italiana in Libia per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Un impegno che viaggia su canali paralleli, con ministeri e catene di comando distinti: un contingente militare dedicato ad addestramento e assistenza, un nucleo della Guardia di finanza per la manutenzione delle unità navali libiche, la partecipazione alla missione civile europea sulle frontiere e a quella politica delle Nazioni Unite.
Secondo i documenti trasmessi al Parlamento, il grosso è il contingente militare. Il capitolo che lo finanzia vale 23.246.127 euro, di cui 7.200.000 esigibili nel 2027, e autorizza 224 militari al massimo, quasi tutti destinati alla Libia, con undici mezzi terrestri e due mezzi aerei. L’anno scorso erano 223 unità e 10 mezzi per 22.974.194 euro. La cifra non è però tutta libica: lo stesso capitolo copre anche la cooperazione militare con la Tunisia, che nel 2026 passa da sette a 15 addestratori, e un’iniziativa dell’Alleanza atlantica (Nato) rivolta ai Paesi partner della sponda sud.
La missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, avviata nel 2018 e priva di un termine di scadenza, prevede addestramento, consulenza e mentoring a favore delle forze di sicurezza e delle istituzioni libiche, da svolgersi anche in Italia, per accrescerne le capacità “anche nel controllo e contrasto dell’immigrazione illegale”. A questo si aggiungono il ripristino di efficienza di assetti terrestri, navali e aerei e delle relative infrastrutture, l’assistenza sanitaria con eventuale trasferimento di pazienti in Italia, corsi di aggiornamento per le squadre libiche impegnate nello sminamento e l’addestramento delle forze speciali di Tripoli.
Il contingente comprende personale di collegamento presso ministeri e stati maggiori libici, unità per lavori infrastrutturali, squadre di ricognizione e comando, reparti per la protezione del personale ed eventualmente militari italiani inquadrati nella Forza di gendarmeria europea. La base giuridica, oltre alle risoluzioni delle Nazioni Unite, sono due lettere dell’allora presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez al-Serraj, del maggio e del luglio 2017.
Un cambiamento nella formulazione della delibera merita attenzione: quest’anno il governo indica come destinataria dell’assistenza “la Libia”, mentre nel 2025 il riferimento era al “Governo di Unità Nazionale libico, quale governo ad interim del Paese”. Il Servizio studi della Camera suggerisce ai deputati di chiedere chiarimenti sul punto. Sul terreno, l’ospedale da campo di Misurata è stato dismesso nel 2022 e da allora l’attività italiana nell’area si svolge attraverso squadre mobili di addestramento, concentrate in particolare sul contrasto agli ordigni esplosivi improvvisati, sull’aviolancio e sulla scorta. Nel 2025 sono stati stanziati 150mila euro per otto progetti di cooperazione civile-militare e la componente femminile del contingente si è attestata in media su quattro unità, l’8% del totale.
Separata e anch’essa senza scadenza è la missione della Guardia di finanza, che ricade sul ministero dell’Economia: 25 militari al massimo, di cui due ufficiali, quattro autovetture blindate a trazione integrale e un furgone da nove posti oppure, in alternativa, due sole autovetture blindate, più materiali di consumo e parti di ricambio. Il fabbisogno indicato è di 11.092.824 euro. L’obiettivo dichiarato è rendere le autorità libiche progressivamente autonome nella gestione tecnica delle unità navali di cui dispongono, per impiegarle contro i traffici illeciti via mare.
Le controparti sono due: la Guardia costiera della Marina militare libica e l’amministrazione generale per la sicurezza costiera. La base giuridica risale ai protocolli firmati a Bengasi nel dicembre 2007, al memorandum d’intesa sull’immigrazione del 2 febbraio 2017 e al decreto legge del luglio 2018 che dispose la cessione di unità navali italiane a Tripoli. Il personale, precisa il documento, è stato incrementato progressivamente dal 1° gennaio 2025 fino alle attuali 25 unità.
Sul versante civile, l’Italia conferma sette operatori della Polizia di Stato nella missione dell’Unione europea di assistenza alla gestione integrata delle frontiere in Libia, attiva dal 2013 e con mandato fissato al momento al 30 giugno 2027, per una copertura finanziaria di 605.230 euro. Il Servizio studi segnala però che la relazione governativa sul 2025 non fornisce alcuna indicazione sulle attività svolte e sui risultati ottenuti, come invece la legge richiede.
Quanto alla missione politica delle Nazioni Unite, il cui mandato scade il 31 ottobre, la partecipazione italiana prevista è di una sola unità, ma la delibera riconosce che “a causa dell’indisponibilità di posizioni libere nell’organico della missione, l’Italia non ha immesso personale”: nel 2025 Roma aveva inoltrato una richiesta formale al dipartimento per le operazioni di pace per ottenere un posto in organico.
Il quadro si chiude in mare. La stessa delibera autorizza i dispositivi che pattugliano le acque prospicienti: l’operazione nazionale Mediterraneo Sicuro, l’operazione Sea Guardian dell’Alleanza atlantica e la missione navale europea Irini, incaricata tra l’altro di vigilare sull’embargo delle Nazioni Unite sulle armi destinate alla Libia.





