di: Michele Vollaro | 14 Luglio 2026
Il governo del Ruanda ha annunciato un piano di investimenti infrastrutturali volto a raddoppiare la capacità giornaliera di produzione di acqua potabile nel Paese, stimando di passare dai circa 367.000 metri cubi del 2026 a oltre 688.000 metri cubi entro il dicembre del 2029.
Come riferito dal primo ministro Justin Nsengiyumva, il programma prevede l’ampliamento e la riabilitazione di importanti impianti di trattamento, tra cui Nzove e Karenge, affiancati da interventi mirati a contenere le forti dispersioni idriche. L’obiettivo immediato della strategia è ridurre la quota di acqua sprecata prima di raggiungere le utenze dall’attuale 35% al 25% entro tre anni, ponendo le basi per scendere al cinque per cento entro il 2050, in linea con i livelli dei Paesi più sviluppati.
La scarsità idrica, particolarmente critica durante la stagione secca in corso, è alimentata dagli effetti dei cambiamenti climatici, dal calo dei livelli dei fiumi, dall’invecchiamento delle condutture e da una crescita demografica che ha superato la velocità degli investimenti storici nelle infrastrutture.
Per limitare i disagi immediati delle famiglie, le autorità hanno introdotto un sistema di razionamento idrico, mentre l’azienda pubblica Wasac coordina il ripristino delle reti rurali degradate in vista dell’obiettivo della piena copertura nazionale fissato per il 2030.
Sul fronte tecnologico, l’amministrazione di Kigali ha concluso un accordo con una società giapponese per l’impiego di sistemi avanzati di rilevamento delle perdite nelle reti urbane, accogliendo così le sollecitazioni del Parlamento per una gestione più efficiente delle risorse disponibili.
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