di: Michele Vollaro | 10 Luglio 2026
In vista della Giornata africana contro la corruzione che si celebra ogni anno l’11 luglio, la Fondazione Mo Ibrahim ha pubblicato un’analisi preliminare sulla lotta alla corruzione in Africa nell’ultimo decennio, compreso tra il 2016 e il 2025, rivelando un quadro continentale caratterizzato da progressi lenti e marcatamente disuguali.
Lo studio, basato sui dati anticipati dell’Indice Ibrahim sulla governance in Africa (Iiag) atteso per il prossimo 31 ottobre, evidenzia che il punteggio medio del continente è passato da 38,6 nel 2016 a 39,1 nel 2025. Nonostante questo lieve incremento complessivo, l’andamento reale mostra forti oscillazioni: dopo una decisa contrazione registrata tra il 2018 e il 2020, anno in cui l’indice ha toccato il minimo di 37,7 punti, si è assistito a un graduale recupero grazie a una progressione di 1,4 punti nell’ultimo quinquennio.
Questa ripresa generale non cancella tuttavia profonde asimmetrie geografiche e demografiche. La fondazione segnala infatti che i parametri legati al contrasto dell’illegalità sono peggiorati in 28 Paesi africani, all’interno dei quali risiede quasi il 59% della popolazione totale del continente, mentre i miglioramenti hanno interessato 26 Stati che ospitano il 41,2% dei cittadini. L’andamento più virtuoso è quello delle Seychelles, che hanno registrato uno straordinario balzo in avanti di 26,3 punti in dieci anni, conquistando il primo posto della classifica generale a pari merito con il Ruanda, che si conferma leader della stabilità con un punteggio di 76,6. All’estremo opposto della graduatoria si colloca il Sud Sudan, fanalino di coda staccato con un punteggio di appena 6,9 rispetto agli 11,6 di inizio decennio. Tra i Paesi che hanno subito le flessioni più severe spiccano inoltre le Comore, la Liberia, il Sudafrica, il Niger e il Botswana.
A livello settoriale, i dati rivelano che l’avanzamento più significativo è stato compiuto all’interno del comparto privato, il cui indicatore specifico ha guadagnato 4,7 punti nel corso del decennio. Al contrario, l’amministrazione pubblica mostra una persistente stagnazione, bloccata nel 2025 sullo stesso identico punteggio di 40,6 registrato nel 2016. L’elemento più critico rimane la percezione dell’opinione pubblica sull’efficacia delle misure anticorruzione, che ha subito un calo complessivo di quattro punti, sebbene stia mostrando segnali di rimbalzo dopo aver toccato il livello minimo nel 2022.
Tra le comunità economiche regionali, la Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc) esprime la media più elevata con 44,5 punti, mentre l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) registra la performance peggiore fermandosi a quota 26,9. L’Unione del Maghreb arabo (Uma) si distingue invece come l’unica area in cui tutti gli Stati membri hanno migliorato la propria condizione.
Un capitolo specifico dell’indice analizza la cosiddetta “cintura dei colpi di Stato”, l’insieme dei Paesi del Sahel che hanno vissuto mutamenti di potere guidati dai militari a partire dal 2020. Nella maggior parte di questi territori, tra cui Ciad, Gabon, Guinea e Sudan, la tendenza è peggiorata dopo che i militari hanno preso il potere rispetto all’andamento del decennio precedente. Al contrario, Burkina Faso e Mali si configurano come vistose eccezioni in cui gli indicatori anticorruzione sono nettamente migliorati dopo l’insediamento delle giunte militari. In Mali, in particolare, la percezione pubblica del fenomeno ha registrato un netto incremento di 45,4 punti dopo il colpo di Stato del 2020, a testimonianza di una forte e diffusa aspettativa popolare nei confronti della trasparenza collettiva.
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