di: Celine Camoin | 8 Luglio 2026
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha prorogato di un anno il regime di sanzioni contro la Repubblica Democratica del Congo, fino al 1° luglio 2027. Ha inoltre prorogato il mandato del Gruppo di esperti incaricato di supervisionarne l’attuazione fino alla stessa data.
Il regime di sanzioni prevede un embargo sulle armi, divieti di viaggio e trasporto, congelamento dei beni e controlli doganali. Il Consiglio ha ribadito che le forze armate e di sicurezza di Kinshasa sono esentate dall’embargo sulla fornitura di equipaggiamento e assistenza militare.
Il rappresentante della Francia, redattore del testo, ha accolto con favore il fatto che le sanzioni si applichino ora anche ai gruppi armati designati dal comitato competente per le sanzioni, per aver ostacolato gravemente l’esecuzione del mandato della Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (Monusco), “negando l’accesso, limitando la libertà di movimento o ostacolando le attività di pattugliamento e sorveglianza”.
Ha inoltre accolto con favore il fatto che la risoluzione affronti il ruolo svolto dallo sfruttamento illecito delle risorse naturali nel finanziamento dei gruppi armati. Il rappresentante della Cina, tuttavia, ha affermato che la situazione nella regione non può essere attribuita solo a questo fattore e dovrebbe essere considerata in modo più olistico.
Il rappresentante degli Stati Uniti, infine, ha auspicato l’avvio di procedimenti penali contro i trafficanti nella Repubblica Democratica del Congo, “se vogliamo affrontare le cause profonde del conflitto”.
Le sanzioni sono state rinnovate nella scia della pubblicazione dell’ultimo rapporto del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla Repubblica Democratica del Congo. Il documento, come di consueto per questi report semestrali e annuali, traccia un quadro dettagliato dell’andamento del conflitto nell’est del Paese, in particolare nel Kivu e nell’Ituri.
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