di: Celine Camoin | 18 Giugno 2026
In Gabon le autorità locali hanno deciso di non rinnovare l’accordo di pesca con l’Ue (Unione europea), in scadenza il 29 giugno 2026. La notizia, riportata dalla testata Adiac-Congo, segna una rottura storica dopo circa 40 anni di cooperazione marittima tra Libreville e Bruxelles, aprendo un contenzioso che va ben oltre il semplice valore delle licenze.
Al centro della disputa vi è la gestione del tonno tropicale e delle altre risorse ittiche nelle acque gabonesi. I 2,6 milioni di euro versati annualmente dall’Ue, a cui si aggiunge circa un milione di euro pagato dagli armatori, sono ritenuti ormai del tutto inadeguati rispetto al reale valore commerciale del pescato. Il ministro del Mare, della Pesca e dell’Economia blu, Aimé Martial Massamba, ha dichiarato fermamente che non è più possibile accettare un modello in cui le risorse nazionali vengono catturate ed esportate allo stato grezzo senza che venga creata alcuna catena del valore o lavorazione industriale sul suolo gabonese.
La linea diplomatica di Bruxelles, espressa dalla Commissione europea, difende l’accordo sostenendo che le imbarcazioni europee prelevano solo le quote eccedenti calcolate su basi scientifiche e non intaccano la pesca artigianale locale. Questa posizione non convince però le autorità del Paese africano né le organizzazioni ambientaliste come Greenpeace Afrique, le quali contestano l’impatto dei metodi di pesca industriale e la mancanza di reali ricadute economiche per le popolazioni costiere.
La mossa del Gabon non è isolata ma riflette una più ampia tendenza del continente verso la sovranità economica. Il Senegal aveva già interrotto un simile accordo nel 2024 e molti altri governi africani stanno rinegoziando l’accesso alle proprie materie prime, forti anche della presenza di partner alternativi sul mercato globale.
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