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Il 2016 anno di start-up per la nuova Cooperazione

“Gli obiettivi del processo di riforma della cooperazione allo sviluppo sono un maggior coordinamento del governo, un coinvolgimento più stabile e istituzionale delle varie componenti del sistema”: con queste parole il ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, ha introdotto la giornata dedicata alla presentazione del nuovo Sistema Italiano di Cooperazione allo Sviluppo oggi alla Farnesina.

Il perno di questo nuovo sistema, ha sottolineato Gentiloni, è l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) a cui saranno date più risorse: le risorse economiche raddoppieranno infatti tra il 2016 e il 2018 con l’obiettivo di arrivare allo 0,30% del pil nel 2020 (il livello più basso è stato toccato nel 2012 con 0,12% del pil).

“Dare sostegno alla cooperazione ha un’importanza anche di valore politico generale – ha proseguito il ministro degli Affari esteri – Viviamo in un contesto, quello mediterraneo, diventato epicentro di disordine internazionale, in cui c’è la necessità di rafforzare la tela delle relazioni diplomatiche per rispondere alle tante sfide”.

Tra queste sfide, figura anche il fenomeno migratorio, considerato dal governo un fenomeno destinato a non arrestarsi: “Di fronte a questi contesti – ha detto ancora Gentiloni – la cooperazione serve a rafforzare anche gli elementi positivi che vengono per esempio dall’Africa”.

Il vice ministro degli Affari esteri con la delega per la cooperazione, Mario Giro, ha passato in rassegna gli elementi della riforma sottolineando i nuovi scenari e le nuove priorità che si affacciano all’orizzonte per l’Italia: il fenomeno migratorio che non è un’emergenza; il patrimonio culturale; gli aspetti legati alle imprese.

“Pensiamo che la cooperazione sia una grande via per l’internazionalizzazione e l’apertura del Paese, insieme ovviamente ad altre politiche”, ha detto Giro.

Il vice-ministro ha poi sottolineato il ruolo fondamentale che avrà Cassa Depositi e Prestiti in questo sistema, in particolare per consentire alle imprese italiane di partecipare a progetti in partenariato pubblico-privato. In base a quanto anticipato durante l’evento in corso alla Farnesina, a questo scopo CDP avrà probabilmente a disposizione un plafond di un miliardo di euro, ma la decisione a tale riguardo deve ancora essere presa.

“Per la cooperazione – ha concluso Giro – resterà prioritaria l’Africa, anche in termini di internazionalizzazione delle imprese italiane”. [GB/MV]

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Per approfondire:

La riforma della cooperazione, incanalando i tanti sforzi dedicati al continente, potrebbe aprire un varco verso la creazione e il rafforzamento di logiche di azioni integrate.

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