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Nuova cooperazione italiana, le diaspore protagoniste in convegno a Roma

AFRICA/ITALIA – Rappresentanti delle istituzioni, delle ong, del mondo delle cooperative e delle comunità straniere in Italia, principali attori della nuova cooperazione italiana scaturita della legge 125/2014, sono intervenuti a un convegno tenutosi ieri a Roma, presso l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp) per fare il punto sullo stato della cooperazione allo sviluppo in Italia e valutare il ruolo delle diaspore coinvolte nel nuovo quadro di politica estera scaturito dalla Legge 125/2014, entrata in vigore quasi due anni fa. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione culturale Le Réseau.
“Siamo giunti a un momento storico di partecipazione delle comunità straniere, che hanno un vero interesse e la voglia di lavorare insieme”: ha detto Cléophas Adrien Dioma, rappresentante delle organizzazioni e associazioni di immigrati in Italia, nominato lo scorso gennaio coordinatore del gruppo di lavoro ‘Migrazioni e sviluppo’ del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo (Cncs), nuovo organo stabilito dalla 125/2014 chiamato a favorire la conoscenza tra i vari attori, alla formazione di partenariati, nonché esprimere pareri sulle materie attinenti la cooperazione.
“E’ venuta l’ora di mettersi in cammino per il bene comune – ha aggiunto ancora Dioma – Sarà necessario dialogare in modo aperto e avviare un confronto autentico. Bisognerà anche spiegare a tutte le parti la nuova visione della cooperazione italiana e i nuovi organi creati dalla Legge 125. Sul territorio le comunità sono già operative da tempo e ora siamo chiamati a valorizzare le nostre identità e metterle in sinergia per creare un sistema. Siamo di fronte a una grande sfida e a tempo stesso una grande opportunità”.
In Italia i titolari di più di 477.000 imprese sono stranieri (marocchini, rumeni, cinesi, senegalesi, tunisini ed egiziani), pari al 7,8% del totale, con un fatturato di 7 miliardi di euro. Il volume di flussi finanziari in uscita (rimesse) si attesta attorno ai 5,2 milioni (contro 7,4 nel 2012), pari allo 0,35% del Pil.
Numeri alla mano si evince che “le diaspore costituiscono una realtà importante per l’economia italiana” ha sottolineato Giampaolo Cantini, Direttore della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo.
Sin dal semestre di presidenza italiana dell’Unione europea nel 2014 è stato portato avanti il concetto di migrazione veicolo di sviluppo, ora integrato nella proposta del “Migration Compact” e nell’Agenda dello Sviluppo 2030.
L’Italia ha inoltre fornito sostegno alla diaspora senegalese con una linea di credito di 25 milioni di euro destinata al finanziamento di progetti imprenditoriali nel paese di origine. Un’esperienza da esportare su scala continentale, che si rispecchia nel Trust Fund dell’Ue, istituito nel novembre 2015 al vertice della Valletta.“Il nuovo quadro normativo nazionale ed internazionale crea un terreno molto fertile che consente di moltiplicare azioni tese a creare opportunità di impiego coinvolgendo settore privato, cooperative, ong e imprese sociali”, ha concluso Cantini.
“L’Italia ha una lunga storia di immigrazione. Un fenomeno che può aiutare un paese a diventare più maturo, che ha una forza propositiva che purtroppo viene spesso ignorata. L’informazione fornisce tutta un’altra lettura mentre andrebbe pubblicizzato positivamente tutto quello che le comunità straniere fanno”: con queste parole ha esordito il suo intervento Laura Frigenti, Direttrice della neo Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), annunciando la prossima pubblicazione del primo bando dell’istituzione rivolto a organismi non governativi per l’identificazione, l’organizzazione e la gestione di interventi del nuovo corso della cooperazione. “Dobbiamo chiedere alle diaspore che cosa ha senso per loro, avvalendoci delle loro competenze e conoscenze. L’obiettivo deve essere quello di lavorare per un futuro comune piuttosto che rimanere ancorati al passato”.
Oltre alle diaspore, anche il settore privato profit e non profit è chiamato a diventare un attore di primo piano nel nuovo corso della cooperazione italiana allo sviluppo.
I dati economici indicano chiaramente che “bisogna eliminare gli stereotipi”: se l’Italia spende 3,5 miliardi per migrazioni e cooperazione, l’Inps incassa 8 miliardi di contributi versati dai lavoratori stranieri, per un gettito fiscale nel 2014 di 45,6 miliardi e 6,8 miliardi di contributi Irpef.
Nonostante la crisi, il numero di cooperative sociali continua a crescere, per un totale di 80.000 iscritte nell’apposito registro nel dicembre 2015. Di queste 4800 sono dirette da nuovi cittadini e immigrati.
Inoltre, per quanto riguarda il ‘nuovo corso’ della cooperazione, Andrea Stocchiero di Focsiv, Concord Italia e Aoi, ha affermato che si potrebbe fare tesoro di una “tradizione interessante che già dal 2000 ha visto ong, comuni e regioni aiutare le diaspore a fare cooperazione. Un percorso che viene dal basso che va valorizzato e strutturato in sistema. Grazie ad un ambiente politico favorevole – quello della nuova legge – si potrà progettare e programmare sul medio lungo termine” ha concluso lo studioso, auspicando l’organizzazione in tempi brevi di un Summit delle diaspore.

Il reportage completo della giornata è disponibile su www.infoafrica.it

Per approfondire:

La riforma della cooperazione, incanalando i tanti sforzi dedicati al continente, potrebbe aprire un varco verso la creazione e il rafforzamento di logiche di azioni integrate.

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