Il Lesotho mira a creare 70.000 posti di lavoro nel tessile

di: Enrico Casale | 26 Ottobre 2026

Il governo del Lesotho punta a creare oltre 70.000 posti di lavoro nel settore tessile e dell’abbigliamento entro il 2033. L’obiettivo è portare le esportazioni annuali del comparto a oltre un miliardo di dollari e attirare più di 400 milioni di dollari di nuovi investimenti. I traguardi sono contenuti nella nuova Strategia nazionale per il settore, approvata durante un seminario a Maseru. Il piano è destinato a rilanciare un’industria colpita dal calo degli ordini e dalla perdita di occupazione. Lo riferisce il quotidiano locale “Lesotho Times”.

Prima della crisi il comparto impiegava oltre 40.000 persone, in maggioranza donne, e rappresentava più dell’80% del valore aggiunto manifatturiero. Gli occupati sono scesi a meno di 30.000, anche a causa dell’incertezza sulle condizioni di accesso al mercato statunitense. La nuova strategia prevede di diversificare i mercati di sbocco, portando al 55% la quota di esportazioni diretta fuori dagli Stati Uniti, con particolare attenzione a Sudafrica, altri Paesi africani ed Europa.

Il piano punta a superare il modello basato sul semplice taglio e confezionamento di tessuti importati. L’iniziativa intende favorire produzioni a maggior valore aggiunto e portare oltre un terzo delle attività verso la realizzazione di capi finiti. Un altro obiettivo è lavorare localmente almeno il 20% della produzione nazionale di lana e mohair, fibra tessile di origine animale con caratteristiche simili alla seta. L’operazione avverrà sviluppando attività di filatura, tessitura, maglieria e confezionamento. La strategia mira anche ad aumentare al 40% la presenza di cittadini del Lesotho nelle posizioni dirigenziali del comparto.

L’attuazione sarà articolata in tre fasi. La prima sarà dedicata alla diversificazione fino al 2028, la seconda all’espansione fino al 2031 e la terza al consolidamento successivo. Il rilancio dovrà essere accompagnato da interventi per migliorare l’accesso ai finanziamenti, le competenze professionali e le infrastrutture, oltre che dalla promozione di nuovi investimenti industriali.

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