Africa: Inaet; giorno uno su investimenti, competenze ed energia

di: Céline Dominique Nadler | 12 Giugno 2026

(dal nostro inviato ad Abidjan) La prima giornata della conferenza dell’International Network on African Energy Transition (Inaet), apertasi l’11 giugno ad Abidjan, ha ricondotto la transizione energetica africana a un’agenda di sviluppo guidata da priorità e istituzioni del continente, individuando nel finanziamento e nella costruzione di competenze locali i due nodi principali. Sul piano operativo sono emersi la decisione finale d’investimento di Eni per la terza fase del progetto Baleine e l’annuncio del lancio, oggi 12 giugno, del network Eni-Irena sulle bioenergie.

Giunta alla terza edizione, la rete è promossa da Eni, dalla Luiss School of Government e dal gruppo Banca mondiale, attraverso l’Institute for Economic Development e l’International Finance Corporation (Ifc). I lavori, al Noom Hotel l’11 e il 12 giugno, hanno riunito istituzioni africane, organizzazioni internazionali, imprese e mondo accademico, toccando nel corso della giornata l’accesso all’energia, l’agricoltura, la decarbonizzazione dei trasporti e il valore aggiunto locale.

Titolarità africana e gap finanziario

Il filo conduttore della sessione di apertura è stato la titolarità africana del processo. Il direttore del Policy Observatory della Luiss, Domenico Lombardi, ha definito la transizione una responsabilità africana prima che una sfida globale, sostenendo che non riguarda in primo luogo la decarbonizzazione di ciò che già esiste, ma la costruzione di ciò che ancora manca. Il capo divisione strategia della Commissione africana per l’energia (Afrec), Yagouba Traoré, ha posto al centro il finanziamento, indicando un fabbisogno annuo non coperto tra 30 e 50 miliardi di dollari e richiamando il “paradosso del cobalto”: l’Africa, secondo i dati da lui citati, genera oltre il 70% della produzione estrattiva mondiale ma meno del 5% della capacità di raffinazione.

Sul quadro globale, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), Francesco La Camera, ha riferito che nel 2025 il mondo ha aggiunto 682 gigawatt di nuova capacità rinnovabile e che l’Africa ha registrato la sua crescita più alta di sempre, con oltre 11 gigawatt, pur ospitando quasi il 20% della popolazione mondiale a fronte di una quota ridotta degli investimenti. La Camera ha richiamato l’Accelerated Partnership for Renewables in Africa (Apra) e annunciato il lancio del network sulle bioenergie con Eni.

Il nodo delle infrastrutture e delle competenze locali

La disponibilità di energia è tornata come vincolo trasversale in più sessioni. Nel panel sul valore aggiunto locale, il responsabile soluzioni energetiche urbane di UN-Habitat, Vincent Kitio, ha ricordato che il consumo elettrico pro capite africano è circa un decimo di quello cinese e che ad Abidjan il 60% della popolazione vive in insediamenti informali. La fondatrice del Critical Minerals Africa Group, Veronica Bolton Smith, ha sostenuto che senza energia di base affidabile, infrastrutture e acqua non c’è trasformazione, citando il caso della Guinea, dove la rete nazionale non basterebbe ad alimentare un singolo impianto di alluminio.

Il tema delle competenze ha attraversato l’intera giornata. Il direttore esecutivo della African School of Regulation, Abdulkadir Shettima, ha affermato che “le infrastrutture si possono importare, ma le competenze vanno sviluppate”, indicando nelle istituzioni e nella regolazione la condizione del valore aggiunto. La direttrice ricerca dell’African Centre for Technology Studies, Anne Kingiri, ha rilevato che oltre l’80% degli operatori del settore energetico, in quattro Paesi da lei studiati, sono microimprese, in larga parte giovani e donne ai livelli più bassi delle filiere. Sul fronte degli investitori, il responsabile Africa dello studio legale Gowling WLG, Daniel Driscoll, ha invitato a superare l’impostazione conflittuale del dibattito su contenuto locale e sovranità sulle risorse.

Il ruolo degli operatori italiani e il nesso con l’agricoltura

Diversi interventi hanno avuto rilievo diretto per gli operatori italiani. Il direttore Public Affairs di Eni, Lapo Pistelli, ha confermato la decisione finale d’investimento per la terza fase del progetto Baleine, in collaborazione con Petroci Holding, precisando che l’80% del gas prodotto è destinato al mercato interno africano e che il progetto punta a diventare il primo upstream a emissioni nette zero del continente per gli ambiti uno e due. Nel panel sui trasporti, il rappresentante di Iveco Bus, Stéphane Vautherin, ha ricordato che dal 2020 ad Abidjan circolano autobus a gas naturale compresso, mentre il rappresentante di Maire Tecnimont, Tommaso Casara, ha prospettato per l’Africa un modello di bioraffinerie di taglia media su base regionale.

Il legame tra energia e agricoltura è stato esplorato nel panel dedicato, con il responsabile legale per l’Africa centro-occidentale di Bayer, Sefihait Kone, che ha collegato il futuro energetico del continente a quello agricolo e indicato nei biocarburanti una delle poche soluzioni scalabili per i settori difficili da decarbonizzare. Il responsabile relazioni internazionali di Medici con l’Africa Cuamm, Andrea Atzori, ha illustrato il programma di cottura pulita realizzato con Eni, mentre il rappresentante della Fao in Costa d’Avorio, Joseph Nyemah Nyemah, ha sottolineato che senza energia l’agricoltura non può essere sostenibile.

La giornata ha inoltre segnato l’evoluzione di Inaet da appuntamento annuale a piattaforma permanente, con sessioni a porte chiuse e attività rivolte ai giovani, secondo quanto indicato da Lombardi. I lavori proseguono oggi con un panel su infrastrutture e finanza, sessioni su mercati del carbonio, formazione e dati, e con l’evento collaterale Eni-Irena per il lancio del network sulle bioenergie in Africa, che fa seguito al programma di formazione sui biocarburanti sostenibili rivolto a funzionari pubblici africani tra il 2022 e il 2024.

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