Africa: Inaet, apre con focus su finanziamenti e regìa africana

di: Ernesto Sii | 11 Giugno 2026

Il dibattito apertosi ad Abidjan in occasione della sessione inaugurale della conferenza Inaet 2026 ha tracciato una linea di demarcazione netta rispetto alle tradizionali narrazioni sulla transizione energetica, ridefinendola non come un mero obbligo di decarbonizzazione ambientale, ma come un’agenda fondamentale di sviluppo economico e sociale guidata interamente da voci, istituzioni e priorità africane.

Nella sessione di apertura, al Noom Hotel, sono intervenuti rappresentanti dell’Unione africana, dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), di Eni, del gruppo Banca mondiale e della Luiss School of Government. L’indirizzo di apertura è stato affidato a Esse Kouamé Bienvenu, direttore generale per gli Idrocarburi, in rappresentanza del ministero delle Miniere, del Petrolio e dell’Energia ivoriano.

I massimi esperti e rappresentanti istituzionali intervenuti nel panel hanno messo in chiaro fin da subito che la sfida del continente non consiste tanto nel ripensare o smantellare infrastrutture industriali preesistenti, quanto nel costruire ex novo un sistema che possa garantire un accesso equo, affidabile e pulito all’energia per le centinaia di milioni di persone che ancora oggi ne sono prive.

Il primo intervento di merito è stato di Yagouba Traoré, capo divisione strategia e supporto della Commissione africana per l’energia (Afrec), organismo dell’Unione africana. Traoré ha posto al centro il nodo del finanziamento, indicando un fabbisogno annuo non coperto compreso tra 30 e 50 miliardi di dollari e collegandolo al ritiro dal multilateralismo. Ha richiamato quello che ha definito il paradosso del cobalto: secondo i dati citati, l’Africa genera oltre il 70% della produzione estrattiva mondiale di cobalto ma rappresenta meno del 5% della capacità globale di raffinazione. “Ha senso continuare a esportare le stesse risorse che ci servono per risolvere la nostra povertà energetica, per poi ricomprarle una volta lavorate altrove?”, ha dichiarato.

Traoré ha ricordato che la Posizione comune africana sull’accesso all’energia e sulla transizione giusta è stata adottata nel luglio 2022 e che quest’anno l’Unione africana ha approvato la Strategia e il piano d’azione per la transizione energetica del continente. La Strategia poggia su sei fondamenti: accesso all’energia pulita, efficienza energetica, gestione del carbonio, sviluppo delle competenze, prosperità economica e sostenibilità.

Tra gli obiettivi indicati, un aumento del 70% della produttività energetica africana entro il 2063 e la realizzazione del mercato unico africano dell’energia elettrica, sostenuto dal Continental Power System Master Plan e collegato all’Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA). Traoré ha chiesto che innovazione tecnologica e infrastrutture siano allineate alle priorità locali e non a logiche di esportazione, e ha citato strumenti di finanziamento alternativi quali il blended finance, i sistemi di credito mutuale e i diaspora bond.

Il direttore generale dell’Irena, Francesco La Camera, ha collocato il quadro africano nelle tendenze globali. Secondo La Camera, nel 2025 le rinnovabili sono diventate la fonte più competitiva per la generazione elettrica, superando i combustibili fossili per costo, velocità di realizzazione e sicurezza degli approvvigionamenti; nello stesso anno il mondo ha aggiunto una capacità rinnovabile record di 682 gigawatt, pari al 49% della capacità installata complessiva e all’85% delle nuove aggiunte. L’Africa ha registrato la sua crescita più alta di sempre, con oltre 11 gigawatt di nuova capacità, trainata da Etiopia, Sudafrica ed Egitto. La Camera ha osservato che il continente ospita quasi il 20% della popolazione mondiale ma detiene una quota ridotta della capacità e degli investimenti in rinnovabili.

La Camera ha richiamato l’Accelerated Partnership for Renewables in Africa (Apra), iniziativa a guida africana di cui l’Irena è segretariato e che riunisce dieci Paesi del continente, articolata su tre pilastri: mobilitazione di finanza su larga scala, assistenza tecnica e formazione, coinvolgimento del settore privato. “La domanda non è più se l’Africa abbia le risorse per alimentare il proprio futuro, ma quanto rapidamente potremo mobilitare gli investimenti e le competenze necessari”, ha affermato. Ha inoltre annunciato che la conferenza sarà l’occasione per inaugurare il Network sulle bioenergie in Africa, iniziativa congiunta di Irena ed Eni, il cui evento di lancio è in agenda il 12 giugno.

Il direttore Public Affairs di Eni, Lapo Pistelli, ha insistito sull’adattamento della transizione alle realtà nazionali: “Non esiste un’unica soluzione valida per tutti”, ha dichiarato. Pistelli ha confermato che, poche settimane fa, Eni ha assunto la decisione finale d’investimento per la terza fase del progetto Baleine, in collaborazione con Petroci Holding e gli altri partner, ricordando che la scoperta del giacimento risale al 2021. Ha sottolineato che l’80% del gas prodotto è destinato al mercato interno africano, a sostegno di crescita e industrializzazione, e che Baleine è destinato a diventare il primo progetto upstream a emissioni nette zero del continente per gli ambiti uno e due, con compensazione delle emissioni residue tramite iniziative di forestazione e di cottura pulita.

Pistelli ha citato anche lo sviluppo della filiera agro-industriale, con la produzione di olio vegetale destinato alle bioraffinerie in partnership con la Federazione dei produttori di hévéa (caucciù) ivoriana, presentandolo come esempio del legame tra energia e agricoltura.

Il direttore del Policy Observatory della Luiss School of Government, Domenico Lombardi, ha definito la transizione una responsabilità africana prima che una sfida globale. “Non esiste un percorso credibile verso un pianeta sostenibile che non passi per la transizione energetica dell’Africa”, ha dichiarato, aggiungendo che il processo non riguarda in primo luogo la decarbonizzazione di ciò che già esiste, ma la costruzione di ciò che ancora manca, con l’accesso all’energia come base dello sviluppo.

Lombardi ha precisato che la Luiss partecipa al network in forma accademica e scientifica, non finanziaria, trattandosi di istituzione senza scopo di lucro, e ha sostenuto che la transizione si gioca sulla qualità delle politiche e della regolazione. Ha indicato l’evoluzione di Inaet da appuntamento annuale a piattaforma permanente, con sessioni a porte chiuse, webinar accademici e dialoghi rivolti ai giovani, e una presenza africana in vista della Cop31. L’impegno, ha concluso, è tradurre il dibattito in conoscenza utilizzabile, cioè policy brief, agende di ricerca e raccomandazioni a disposizione di ministeri, investitori e regolatori: “Quella a cui state assistendo non è la destinazione, ma il punto di partenza”.

Il rappresentante del gruppo Banca mondiale ha posto l’accento sui dati come leva del settore energetico africano, riferendo della collaborazione con operatori in Kenya, Tanzania e Costa d’Avorio per costruire protocolli di condivisione e protezione delle informazioni, e sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel trasformare grandi quantità di dati in decisioni. Ha richiamato il lavoro dell’Institute for Economic Development nel convertire la ricerca accademica in conoscenza applicata, osservando che le soluzioni più durature emergono dal continente stesso.

Inaet è una piattaforma nata a Roma nel 2023 con l’obiettivo di mettere attorno allo stesso tavolo governi, centri di ricerca, organizzazioni internazionali e settore privato. L’edizione 2026 si svolge l’11 e il 12 giugno e prevede panel su agricoltura ed energia, accesso all’elettricità, decarbonizzazione dei trasporti, valore aggiunto locale, infrastrutture e finanza per il clima.

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