di: Celine Camoin | 8 Giugno 2026
La procura federale svizzera ha ordinato una perquisizione nella sede di Ginevra di Gunvor, trader in materie prime, già condannato due volte in passato per corruzione. La notizia, rivelata da un’indagine dell’organizzazione non governativa Public Eye e confermata dal ministero pubblico della Confederazione, riguarda un procedimento penale aperto contro ignoti per presunta corruzione di agenti pubblici stranieri. Al centro degli accertamenti degli investigatori elvetici c’è un maxi accordo petrolifero finalizzato in Gabon nel 2024, un affare concluso secondo l’Ong in circostanze decisamente opache.
Il fulcro dell’indagine si concentra su un presunto sistema di pagamento parallelo che sarebbe stato strutturato per remunerare in modo discreto alcuni intermediari attivi nel continente africano, con lo scopo di facilitare l’ottenimento dei contratti. Nel giugno 2024 la multinazionale ha concesso un prestito da un miliardo di dollari (930 milioni di euro) alla Gabon Oil Company (Goc), la compagnia petrolifera pubblica locale. Questo ingente finanziamento ha permesso alla società statale africana di rilevare gli asset di Assala Energy, uno dei maggiori produttori di greggio del Paese, strappando l’affare a concorrenti di peso come Vitol e Trafigura.
I dettagli del meccanismo economico, parzialmente emersi anche attraverso la testata specializzata Africa intelligence, mostrano come l’accordo garantisse a Gunvor una solida contropartita. Come spiegato nel rapporto di Public eye, in cambio del prestito quinquennale il colosso elvetico ha ottenuto l’esclusiva assoluta sulla commercializzazione del greggio estratto da sei blocchi operativi, oltre alla gestione dei barili spettanti alla Goc. Un volume d’affari notevole, se si considera che la produzione stimata oscilla tra i 20 e i 25 % dell’intera produzione nazionale del Paese africano.
Le carte esaminate dall’organizzazione non governativa gettano luce anche sui contratti di consulenza che alimentano i sospetti degli inquirenti svizzeri. Una società denominata Vakana invest avrebbe siglato, nel febbraio del 2024, un accordo quadro con la Gunvor middle east Dmcc, la filiale del gruppo con sede a Dubai. Il testo di questa intesa prevedeva l’erogazione di servizi di consulenza strategica per il progetto Assala e riconosceva alla controparte, in caso di esito positivo, commissioni pari all’1,25 % del valore totale degli investimenti. Questo intermediario richiede oggi il pagamento di una cifra superiore a 16 milioni di dollari (circa 15 milioni di euro), creando non pochi imbarazzi all’interno del gruppo.
La replica dei vertici della multinazionale alle pesanti accuse sollevate dall’inchiesta non si è fatta attendere. Interpellata dalle agenzie di stampa, l’azienda ha fermamente respinto le conclusioni dell’Ong, affermando che “Public eye esagera e distorce le informazioni” e sottolineando di non aver mai riscontrato atti corruttivi o pagamenti di tangenti legati all’operazione Assala. Un portavoce del gruppo ha precisato che l’azienda stessa ha avviato un’indagine interna in seguito alle indiscrezioni sul dossier, scoprendo una frode indipendente perpetrata ai suoi danni da un fornitore di servizi marittimi e da un ex dipendente, licenziato dopo la scoperta di sovraccosti fraudolenti per due milioni di dollari (circa 1,8 milioni di euro).
La posizione giudiziaria di Gunvor resta complessa alla luce dei suoi numerosi precedenti penali in materia di reati finanziari. Il ministero pubblico della Confederazione ha ricordato che la società è già stata condannata due volte in Svizzera per carenze organizzative legate alla prevenzione della corruzione. Nel 2019 l’azienda è stata sanzionata per tangenti pagate nella Repubblica del Congo e in Costa d’Avorio, mentre nel marzo del 2024 ha patteggiato una sanzione da quasi 87 milioni di franchi svizzeri (circa 90 milioni di euro) in un procedimento coordinato con il Department of justice (Doj, ministero della Giustizia statunitense) per corruzione in Ecuador. Per questa ragione, i vertici aziendali hanno assicurato la massima collaborazione alle autorità elvetiche, cercando di evitare ulteriori sanzioni internazionali.
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