di: Enrico Casale | 23 Luglio 2026
L’intelligenza artificiale (Ai) potrebbe aumentare il Prodotto interno lordo dell’Africa subsahariana di circa il 4% nel prossimo decennio, ma solo se i governi riusciranno a colmare il ritardo in materia di elettricità, connettività Internet e competenze digitali. È quanto emerge da un nuovo studio del Fondo monetario internazionale (Fmi), secondo il quale, in assenza di riforme strutturali, il contributo dell’Ai alla crescita economica della regione rischia di essere quasi irrilevante.
Secondo Martin Schindler, vicedirettore del Dipartimento Africa dell’Fmi e principale autore del rapporto, senza interventi mirati, molti Paesi dell’Africa subsahariana potrebbero registrare nei prossimi dieci anni un aumento della produttività e della crescita limitato ad appena lo 0,2%. “Francamente, si tratta di un errore di arrotondamento”, ha dichiarato a Reuters.
Lo studio evidenzia come l’Africa subsahariana occupi l’ultimo posto nell’indice di preparazione all’intelligenza artificiale elaborato dal Fondo. A frenare l’adozione della nuova tecnologia sono soprattutto le carenze nelle infrastrutture digitali, la limitata disponibilità di competenze tecniche e la debolezza dei quadri normativi. Per il Fmi, il rischio principale non è tanto quello di una perdita di posti di lavoro causata dall’automazione, quanto piuttosto l’incapacità della regione di adottare e sfruttare rapidamente l’Ai, rimanendo ulteriormente indietro rispetto alle economie più avanzate.
Tra gli ostacoli principali figura l’accesso all’elettricità. Circa la metà della popolazione dell’Africa subsahariana non dispone ancora di una fornitura elettrica affidabile. Secondo il rapporto, investimenti nelle reti nazionali e nelle mini-grid destinate a scuole, ospedali e servizi pubblici potrebbero favorire la nascita di poli digitali locali e creare le condizioni necessarie per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Anche la connettività rappresenta una sfida significativa. Nel 2024 soltanto il 38% degli africani utilizzava Internet, contro una media mondiale del 68%. Il Fmi suggerisce di accelerare gli investimenti nelle dorsali in fibra ottica e nelle reti ad accesso aperto per ridurre i costi e ampliare la copertura.
Nonostante le difficoltà, alcuni grandi operatori internazionali stanno già investendo nel settore. Microsoft e G42 hanno annunciato la realizzazione in Kenya di un campus di data center da un miliardo di dollari alimentato da energia geotermica, mentre Cassava Technologies e Nvidia hanno avviato un progetto da 700 milioni di dollari per installare 12.000 Gpu in Sudafrica, Nigeria, Kenya, Egitto e Marocco.
Attualmente il continente africano ospita 160 data center, pari al 5,5% del totale mondiale. Quasi la metà di queste strutture si trova in Sudafrica, Nigeria e Kenya, un dato che secondo il Fmi evidenzia il rischio che i benefici dell’intelligenza artificiale si concentrino in pochi Paesi, ampliando ulteriormente le disuguaglianze economiche e tecnologiche all’interno della regione.
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