Firmata una Dichiarazione per valorizzare confini e popoli di frontiere

di: Andrea Spinelli Barrile | 27 Ottobre 2026

Si è conclusa ad Abidjan, in Costa d’Avorio, la terza edizione dell’Abidjan border forum (Abf 2026), evento che ha messo al centro il tema dei “Popoli alle frontiere: cultura, integrazione e sicurezza”.

Al termine di questo evento panafricano è stata firmata la “Dichiarazione di Abidjan sui popoli alle frontiere”, un testo che esorta l’Unione africana (Ua), i governi del continente e i loro partner ad “abbattere le barriere coloniali per fare delle popolazioni di confine i veri motori dello sviluppo e della stabilità” dell’Africa. La Dichiarazione di Abidjan sui popoli di confine sottolinea con forza i principali ostacoli che hanno contribuito, e che contribuiscono ancora oggi, a trasformare i confini ereditati dalla colonizzazione in vere e proprie barriere all’integrazione effettiva degli stati africani.

Il testo approvato ad Abidjan esorta la Commissione dell’Ua, i governi, i responsabili politici africani e i partner per lo sviluppo a fare in modo che le popolazioni di confine diventino veri e propri “motori di integrazione”, in particolare attraverso “la promozione delle lingue, delle culture, dei metodi di governo e delle dinamiche economiche esistenti”: l’obiettivo è rendere queste persone parte attiva nell’attuazione di politiche di cooperazione transfrontaliera, in particolare nei settori della sicurezza e della coesione sociale, “al fine di promuovere il mantenimento della pace, il commercio e lo sviluppo socio-economico”.

Intervenendo alla conferenza finale dell’evento, il presidente del Comitato scientifico dell’Abf 2026, Ousmane Zina, ha evidenziato un paradosso fondamentale: sebbene le popolazioni pratichino già quotidianamente l’integrazione attraverso solidarietà storiche, le barriere non tariffarie e le divergenze negli standard continuano a ostacolare la libera circolazione ufficiale. Inoltre, questi spazi abitativi rimangono esposti a gravi minacce quali il terrorismo, l’estrazione illegale dell’oro e il traffico transfrontaliero. Per questo motivo è ormai imprescindibile considerare la cooperazione transfrontaliera come lo strumento essenziale per trasformare queste linee di sovranità in vere e proprie porte d’accesso economiche.

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