di: Andrea Spinelli Barrile | 27 Luglio 2026
I Paesi africani devono complessivamente 38,6 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale (Fmi), pari al 31,5% dei prestiti globali in essere dell’istituzione. Lo ha detto al vertice Africa forward di Nairobi, in Kenya, la direttrice generale del Fondo, Kristalina Georgieva.
L’Egitto è il maggiore debitore africano nei confronti del Fmi, con 6,86 miliardi di dollari di debito residuo nell’ambito del programma di finanziamento esteso (Extended fund facility). Anche il Kenya figura tra i maggiori debitori del continente, con 2,85 miliardi di dollari ancora dovuti, nonostante la conclusione del suo programma pluriennale con l’istituzione all’inizio del 2025.
Nel suo intervento, Georgieva ha detto che l’Africa rappresenta “il futuro” e potrebbe diventare “il prossimo motore di crescita” per l’economia globale, ragion per cui ha esortato i governi africani a ridurre la dipendenza dal debito, a mobilitare maggiori investimenti privati e ad accelerare l’integrazione economica attraverso l’Area di libero scambio continentale africana (Afcfta).
“È particolarmente incoraggiante constatare che un numero crescente di Paesi africani ha rimborsato integralmente i propri debiti al Fmi”, ha detto Georgieva, parlando di “maggiore disciplina fiscale”, di sforzi per il consolidamento del debito e di una minore dipendenza dai finanziamenti esterni.
Il capo del Fmi ha citato Nigeria, Libia, Eritrea, Botswana, Mozambico, Algeria, Mauritius, Sudafrica, Zimbabwe ed Eswatini come Paesi africani che non hanno più prestiti in sospeso con l’istituzione: questo fatto si spiega con fattori specifici di ciascun Paese, tra cui le politiche fiscali adottate, le scelte economiche e l’accesso ad altre fonti di reddito. Alcuni Stati hanno tratto notevoli vantaggi dalle entrate derivanti dalle loro risorse naturali, mentre altri hanno seguito traiettorie economiche che hanno permesso loro di evitare di ricorrere ai programmi del Fmi.
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