di: Celine Camoin | 25 Settembre 2026
La spesa energetica per l’acquisto di idrocarburi in 32 Stati del continente africano è aumentata di 21,9 miliardi di dollari nell’arco di sei mesi a causa delle tensioni geopolitiche e del conflitto in Iran.
Come riferisce la testata Agence Ecofin sulla base delle analisi pubblicate dal Centro per la ricerca sull’energia e l’aria pulita (Crea, Center for Research on Energy and Clean Air), la crisi nel canale strategico dello stretto di Hormuz ha provocato un incremento diffuso dei costi di approvvigionamento di petrolio e gas su scala globale. L’impatto economico complessivo registrato a livello mondiale ha superato i 330 miliardi di dollari di costi aggiuntivi sostenuti dalle nazioni importatrici di combustibili fossili. Tra queste, la spesa dell’India è cresciuta di 22 miliardi di dollari mentre l’Unione europea ha registrato un aggravio superiore a 41 miliardi di euro.
Sul territorio africano l’effetto del rincaro delle materie prime varia notevolmente da Paese a Paese, evidenziando una profonda spaccatura tra economie dipendenti dall’importazione ed esportatrici di idrocarburi. Tra le nazioni più colpite figura l’Egitto, che ha registrato la spesa supplementare più elevata, pari a 5,2 miliardi di dollari, pari all’1,33% del proprio prodotto interno lordo. Seguono nella graduatoria degli aggravi economici il Marocco e altri 23 Stati del continente, che condividono costi aggiuntivi per miliardi di dollari.
Al contrario, nove Paesi africani esportatori di risorse energetiche hanno tratto un beneficio economico diretto dall’aumento globale dei prezzi del greggio e del gas naturale. La Nigeria ha registrato le entrate supplementari più consistenti, pari a 7,5 miliardi di dollari, seguito dall’Angola con 4,5 miliardi di dollari e dalla Libia con 3,3 miliardi di dollari. Maggiori introiti sono stati incassati anche dall’Algeria, per 2,8 miliardi di dollari, dalla Repubblica del Congo con 1,5 miliardi di dollari, dal Gabon con 0,8 miliardi di dollari e dal Camerun con 0,5 miliardi di dollari.
I dati emersi dallo studio evidenziano la persistente vulnerabilità delle nazioni importatrici rispetto alle oscillazioni dei mercati internazionali e ai conflitti geopolitici remoti, richiamando l’attenzione sulla necessità di accelerare gli investimenti nello sviluppo delle fonti rinnovabili e nella transizione energetica locale.
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