di: Michele Vollaro | 19 Agosto 2026
Si è conclusa ieri a Ulan Bator in Mongolia la diciassettesima Conferenza delle Parti (Cop17) della Convenzione Onu contro la desertificazione. Nel delineare la posizione africana al termine dei lavori, Arona Soumaré, specialista per i cambiamenti climatici della Banca africana di sviluppo (AfDB), ha sollecitato il passaggio dagli impegni formali all’attuazione concreta dei progetti di ripristino del suolo.
In un documento d’analisi preparato appositamente per il vertice, l’esponente dell’istituto di Abidjan sottolinea che il recupero delle terre degradate rappresenta per l’Africa una priorità strategica, essenziale per garantire la sicurezza alimentare, l’adattamento climatico e la creazione di occupazione. L’intervento evidenzia come il degrado ambientale minacci i sistemi agricoli, ma anche come ogni euro investito in questo settore possa generare rendimenti fino a trenta volte superiori.
L’analisi di Soumaré si concentra in particolare sull’iniziativa della Grande muraglia verde, progetto continentale che punta a ripristinare cento milioni di ettari entro il 2030. Per tradurre questa visione in realtà, si legge nella nota, occorrono finanziamenti costanti e progetti bancabili. Il fabbisogno stimato è di almeno 29,5 miliardi di euro (33 miliardi di dollari); tuttavia, sebbene le promesse dei donatori abbiano superato i 17 miliardi di euro (19 miliardi di dollari), l’erogazione effettiva dei fondi procede a rilento.
Il messaggio lanciato dalla Banca africana di sviluppo a chiusura della Cop17 è dunque un appello al pragmatismo. Il recupero del paesaggio, conclude il documento, non è solo una questione ecologica, ma un investimento sulle comunità locali, a partire dai diritti delle donne, per costruire uno sviluppo economico sovrano e duraturo.
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