di: Ernesto Sii | 19 Agosto 2026
Il piano del governo keniano per la costruzione della prima centrale nucleare del Paese, dal valore stimato di 500 miliardi di scellini (circa 3,9 miliardi di dollari), affronta crescenti resistenze locali e interrogativi sul finanziamento, a circa un anno dall’avvio dei lavori previsto per il 2027. Lo riferisce Nation, riprendendo il dibattito in corso tra autorità, comunità locali e osservatori del settore energetico.
Il progetto, guidato dall’Agenzia per l’energia nucleare (Nupea), prevede la realizzazione di un impianto con una capacità compresa, a seconda delle fonti, tra i 1.000 e i 3.000 megawatt, destinato a ridurre i frequenti blackout e a rafforzare la sicurezza energetica del paese. Secondo l’amministratore delegato della Nupea, Justus Wabuyabo, l’iniziativa avrebbe ricevuto il sostegno del Tesoro nazionale, del ministero dell’Energia e di partner internazionali, tra cui gli Stati Uniti.
Il sito destinato a ospitare l’impianto è stato più volte modificato di fronte all’opposizione delle comunità locali: individuata inizialmente nella contea costiera di Kilifi, con Kwale come alternativa, l’area è stata poi spostata verso la contea di Siaya, sulle sponde del lago Vittoria, dove nei mesi scorsi si sono registrate proteste, in alcuni casi sfociate in scontri, nella località di Sakwa. Organizzazioni ambientaliste, tra cui la Kenya Livestock and Agriculture Alliance e Greenpeace Africa, hanno espresso preoccupazione per i rischi di contaminazione radioattiva e inquinamento termico del bacino lacustre, da cui dipendono l’agricoltura e la pesca di milioni di persone in Kenya, Uganda e Tanzania.
Restano inoltre aperte questioni relative al finanziamento del progetto, che il governo intende strutturare attraverso un partenariato pubblico-privato con il coinvolgimento di istituzioni di sviluppo e agenzie di credito all’esportazione estere. Analisti citati dalla stampa keniana sottolineano come il Paese produttore del reattore sarà probabilmente anche il principale finanziatore dell’opera, secondo un modello già osservato in progetti nucleari realizzati da Russia, Corea del Sud, Stati Uniti e Francia in altri Paesi africani; restano da chiarire la quota di indebitamento pubblico previsto, i soggetti finanziatori coinvolti e le condizioni del contratto di acquisto dell’energia prodotta.
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