Africa: Banca Mondiale, scenario economico subisce instabilità

di: Gianfranco Belgrano | 16 Giugno 2026

La crescita economica nell’Africa subsahariana ha registrato un rafforzamento nel 2025, attestandosi a una quota stimata del 4,1 per cento grazie alla performance delle esportazioni e all’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare rame, metalli preziosi e caffè. E’ uno dei dati che emergono dal rapporto della Banca Mondiale “Global Economic Prospects”. Il consolidamento della domanda interna – sottolinea il rapporto – è stato favorito da una progressiva riduzione dell’inflazione alimentare e generale, sostenuta dal miglioramento della produzione agricola e dall’apprezzamento delle valute locali, elementi che hanno consentito un allentamento delle politiche monetarie in diverse economie della regione. L’avanzamento delle riforme strutturali nei principali mercati dell’area ha inoltre contribuito a elevare la fiducia degli operatori e a stimolare i flussi di investimenti privati.

Sul 2026, riferisce ancora il rapporto, pesa invece il contesto di instabilità globale. Le stime relative all’anno in corso indicano un lieve rallentamento della crescita al 4 per cento, con una revisione al ribasso di 0,3 punti percentuali rispetto alle proiezioni di inizio anno, causata principalmente dagli impatti del conflitto in Medio Oriente. Le tensioni geopolitiche si riflettono sull’area attraverso l’aumento dei costi energetici e l’indebolimento della domanda esterna, fattori che hanno rallentato il processo di disinflazione, portando a una nuova accelerazione dell’indice dei prezzi al consumo nel mese di aprile.

Lo scenario macroeconomico mostra un andamento eterogeneo tra i Paesi esportatori di petrolio come l’Angola e la Nigeria, che beneficiano dei rincari energetici, e le economie importatrici di energia, condizionate dall’aumento dei costi di carburanti, fertilizzanti e trasporti.

Sul fronte commerciale, le prospettive di integrazione globale sono sostenute da misure agevolative quali l’estensione fino alla fine del 2026 dell’African growth and opportunity act da parte degli Stati Uniti e l’azzeramento tariffario concesso dalla Cina su tutte le importazioni di origine africana. Parallelamente, lo sviluppo degli scambi beneficia dei progressi nell’attuazione dell’African continental free trade area.

A livello dei singoli mercati, la crescita del Sudafrica risente del superamento dei vincoli strutturali legati alla disponibilità energetica, mentre l’Etiopia e la Nigeria registrano l’adozione di riforme orientate alla liberalizzazione dei tassi di cambio e al miglioramento della gestione delle finanze pubbliche. Al contrario, variazioni al ribasso nelle stime di crescita interessano l’Uganda, a causa del rinvio di alcuni progetti petroliferi, il Senegal, in seguito al congelamento dei finanziamenti del Fondo monetario internazionale, e la Costa d’Avorio, condizionata dal calo dei prezzi del cacao.

 

 

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