Africa: Inaet, affrontato il rapporto tra agricoltura ed energia

di: Ernesto Sii | 11 Giugno 2026

Il legame tra trasformazione agricola e transizione energetica in Africa è stato al centro del secondo panel della conferenza dell’International Network on African Energy Transition (Inaet), riunito ad Abidjan l’11 giugno. La discussione, dal titolo “Feeding power, powering food”, si è concentrata sui biocarburanti sostenibili e sulla cucina pulita, con interventi di Bayer, della Fao e di Medici con l’Africa Cuamm. Il confronto è stato moderato da Ngozi Eze, consulente di Ernst & Young.

Il discorso introduttivo è stato affidato a Sefihait Kone, responsabile legale e compliance per l’Africa centro-occidentale di Bayer, che ha collegato il futuro energetico del continente a quello agricolo. “Quando parliamo del futuro dell’energia in Africa dobbiamo parlare anche del futuro dell’agricoltura”, ha dichiarato. Secondo Kone i biocarburanti sono tra le poche soluzioni già disponibili e scalabili per i settori difficili da decarbonizzare, come l’aviazione, lo shipping e il trasporto pesante, destinati a usare combustibili liquidi ancora per decenni.

Kone ha indicato che oltre 70 Paesi prevedono oggi obblighi di miscelazione nel trasporto su strada e che i carburanti avanzati, come il carburante sostenibile per l’aviazione (Saf), stanno guadagnando terreno in Europa e negli Stati Uniti. Ha citato il programma di assistenza e formazione dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (Icao), impegnato a valutare il potenziale africano di produzione di questi carburanti. Secondo studi richiamati dal relatore, l’Africa potrebbe attivare fino a dieci miliardi di dollari di produzione di biocarburanti entro il 2035, con la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e ricadute su milioni di agricoltori e sulle filiere locali.

Sul nodo della concorrenza tra cibo e carburante, Kone ha affermato che “la sicurezza alimentare deve restare una priorità”, indicando nelle colture intermedie e di copertura, coltivate tra le rotazioni, una via per produrre materia prima energetica senza sottrarre terra alla produzione alimentare. Ha aggiunto che lo sviluppo del settore richiederà il concorso di governi, investitori, istituzioni finanziarie e imprese.

Il rappresentante residente della Fao in Costa d’Avorio, Joseph Nyemah Nyemah, ha descritto un legame a doppio senso: l’agricoltura può alimentare le rinnovabili, ma senza energia, ha osservato, l’agricoltura non può essere durevole né sostenibile. Tra gli esempi, ha citato la sicurezza alimentare legata alla catena del freddo, con il rischio per la conservazione degli alimenti quando l’alimentazione elettrica viene interrotta per risparmiare. Richiamando l’esperienza maturata in sette anni nel Pacifico, su 14 Paesi, ha sottolineato come la resilienza dei sistemi alimentari dipenda dalla disponibilità di energia.

Per Nyemah la principale sfida è di natura politica. Ha osservato che in Costa d’Avorio i sottoprodotti agricoli, dal cocco all’anacardio alla manioca, sono abbondanti e potrebbero essere trasformati in biogas e risorse energetiche rinnovabili, ma i produttori non sempre ne percepiscono il valore: serve quindi un quadro di politiche che ne favorisca la valorizzazione, generando nuove opportunità per i sistemi agroalimentari.

Il responsabile delle Relazioni internazionali di Medici con l’Africa Cuamm, Andrea Atzori, ha illustrato il programma di clean cooking realizzato in partnership con Eni in diversi Paesi, che introduce stufe migliorate nelle famiglie. Secondo Atzori, se utilizzate correttamente, le stufe consentono di risparmiare tra il 70 e l’80% di biomassa e cancellano i rischi sanitari derivanti dal respirare i fumi dei metodi tradizionali. Ha collegato la transizione al tema di genere, ricordando che sono spesso le donne a raccogliere o ad acquistare il combustibile, a cucinare e a essere esposte, con i figli, al fumo.

Atzori ha riferito che in Angola, nella regione settentrionale, e nella Repubblica Democratica del Congo, nel centro del Paese, il programma con Eni associa al clean cooking dimostrazioni di cottura e attività di sensibilizzazione sulla dieta, oltre a servizi di assistenza sanitaria di base e screening nutrizionale per i bambini, con interventi concentrati nelle aree rurali.

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