di: Giulia Filpi | 16 Giugno 2026
La Commissione europea ha lanciato una nuova iniziativa per sfruttare l’energia rinnovabile della sponda sud del Mediterraneo. Chiamato T-MED (Cooperazione transméditerranea per le energie rinnovabili e le tecnologie pulite), il programma si inserisce nel quadro del Patto per il Mediterraneo adottato a Barcellona nel novembre 2025.
Il sito di informazione Maghreb Émergent fornisce un resoconto dettagliato della notizia, che è arrivata martedì durante la Settimana europea dell’energia sostenibile.
L’iniziativa “T-MED”, si legge, mira a trasformare la sponda sud del Mediterraneo in quello che la commissaria responsabile per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, definisce “un hub mondiale di energia pulita”. Il commissario europeo per l’Energia Dan Jorgensen ha affermato inoltre che l’Unione europea «può sbloccare fino a 25 miliardi di investimenti supplementari nell’energia e nelle tecnologie pulite da qui al 2035».
Le energie rinnovabili rappresentano ancora solo l’1-3% del mix energetico di diversi Paesi partner e l’Africa ha attirato solo il 2% degli investimenti mondiali in questo settore nel 2024. È proprio questo paradosso che T-MED intende correggere, con un triplice obiettivo dichiarato: sicurezza energetica, competitività industriale, decarbonizzazione.
L’arsenale messo in campo comprende una piattaforma di investimento operativa a partire da settembre 2026, sostenuta da 5 miliardi di garanzie europee. A ciò si dovrebbe aggiungere un acceleratore normativo, un programma di formazione per 100.000 lavoratori e la modernizzazione delle infrastrutture. La Commissione ha già pubblicato un bando per gli investitori privati aperto fino al 15 giugno e un secondo per i promotori di progetti fino al 15 agosto. L’iniziativa prevede anche la trasformazione di vecchi gasdotti in corridoi dell’idrogeno. È qui che entra in gioco anche il SoutH2 Corridor, un gasdotto per l’idrogeno lungo 3.300 km che collega il Nord Africa, l’Italia, l’Austria e la Germania, con l’obiettivo di rifornire i centri di domanda europei di idrogeno rinnovabile competitivo prodotto in Tunisia e in Algeria, utilizzando in larga misura condotte riutilizzate.
Il progetto, realizzato da un consorzio che riunisce Sonatrach e Sonelgaz, Vng (Germania), Snam e Sea Corridor (Italia) nonché Verbund Green Hydrogen (Austria), è stato riconosciuto dalla Commissione europea come progetto di interesse comune.
Gli scettici sottolineano tuttavia un divario aritmetico. I 25 miliardi mobilitabili entro il 2035 appaiono modesti rispetto ai 75-120 miliardi che la stessa Commissione ritiene necessari entro il 2030. E la stampa ricorda anche la débâcle del progetto Desertec, lanciato nel 2009 con il sostegno di aziende europee e paesi del Nord Africa, che prometteva di produrre fino al 15% della domanda europea di elettricità entro il 2050. Dopo anni di studi e investimenti iniziali, l’iniziativa fu abbandonata nella sua forma originaria. I suoi promotori, tra cui Siemens, ABB e Deutsche Bank, furono scoraggiati dalla combinazione tra l’instabilità seguita alla cosiddetta Primavera araba, il crollo del prezzo del solare in Europa e le sfide di una governance esclusivamente privata.
Bruxelles assicura di aver tratto insegnamento da questo fallimento, giudicando l’iniziativa Desertec “troppo privata” e rimproverando ai Paesi partner di non vedere “chiaramente cosa ci guadagnassero”.
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