Marocco: economia, la crescita non trascina l’occupazione

di: Enrico Casale | 11 Maggio 2026

Il Marocco potrebbe generare fino a 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2035 se riuscirà ad attuare un programma coordinato di riforme strutturali per superare gli attuali limiti del proprio modello economico. Secondo l’ultimo rapporto della Banca mondiale sulla crescita e l’occupazione nel Paese nordafricano, nonostante fondamenta macroeconomiche solide, l’attuale dinamismo non è sufficiente a soddisfare le esigenze di una forza lavoro in costante espansione. Tra il 2000 e il 2024 la popolazione in età lavorativa è aumentata del 47%, mentre l’occupazione è cresciuta solo del 20,7%, portando il tasso di partecipazione alla forza lavoro a scendere dal 53,1% al 43,5%.

L’analisi dell’istituzione finanziaria evidenzia come l’economia marocchina abbia creato in media 215.000 posti di lavoro in meno all’anno rispetto al fabbisogno reale, con un deficit che ha raggiunto le 370.000 unità annue nel periodo tra il 2020 e il 2024. Il paradosso risiede in un tasso di investimento elevato, vicino al 30% del Prodotto interno lordo, che tuttavia non si traduce in incrementi significativi della produttività. Il settore pubblico continua a pesare per una quota compresa tra la metà e i due terzi degli investimenti totali, rischiando di spiazzare il credito per le startup innovative e l’iniziativa privata.

Il tessuto imprenditoriale dello Stato è composto da 363.000 aziende formalmente registrate, ma il 94% di queste è di piccole dimensioni e opera in settori poco dinamici come il commercio al dettaglio e l’edilizia. L’informalità resta una spina nel fianco: oltre due terzi degli occupati lavorano senza un contratto regolare. Un altro elemento critico individuato dalla Banca mondiale riguarda la produttività delle grandi imprese, che risulta mediamente inferiore a quella delle realtà più piccole, suggerendo che il potere di mercato conti spesso più dell’efficienza produttiva.

Per invertire la rotta, il rapporto suggerisce interventi su quattro aree chiave interdipendenti. In primo luogo, è necessario rendere i mercati più efficienti rafforzando la concorrenza in settori strategici come telecomunicazioni, energia e trasporti. Parallelamente, bisogna sostenere il dinamismo delle imprese completando la riforma della tassazione societaria e facilitando l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Il terzo pilastro riguarda la qualità degli investimenti pubblici, che necessitano di valutazioni più rigorose per massimizzare l’impatto sulla spesa dello Stato.

Infine, la sfida più grande riguarda l’inclusione di donne e giovani. Il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro è crollato dal 28% del 2000 al 19% del 2024, uno dei divari più ampi a livello globale. Il rapporto raccomanda di potenziare i servizi per l’infanzia, migliorare la sicurezza dei trasporti e allineare la formazione universitaria alle reali richieste delle aziende per ridurre la sovraqualificazione, che oggi colpisce il 43% dei laureati. Se queste riforme verranno attuate in modo coerente, il Pil reale potrebbe superare del 17% le proiezioni attuali entro il 2035, garantendo non solo più occupazione ma anche salari reali più alti del 15%.

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