di: Celine Camoin | 29 Aprile 2026
Kinshasa – Il governo di Kinshasa ha annunciato il rilancio dei depositi petroliferi di Businga e Akula, situati nella regione del Grand Equateur, segnando un passo decisivo per l’approvvigionamento energetico nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo quanto riportato dalla testata Infos27, la decisione mira a riattivare infrastrutture strategiche rimaste inutilizzate per oltre venti anni, al fine di decongestionare la distribuzione di idrocarburi nelle province del Nord-Ubangi e del Sud-Ubangi.
La ministra di Stato responsabile degli idrocarburi, Acacia Bandubola Mbongo, ha confermato l’iniziativa dopo un incontro strategico tenutosi a Kinshasa con i principali operatori del settore, tra cui la Sep Congo (Services d’entreprises pétrolières au Congo) e la Cobil (Cobil Sa). L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo del Paese è quello di potenziare le capacità di stoccaggio nazionali e garantire una maggiore stabilità dei prezzi e della disponibilità di carburante nelle zone più isolate dell’entroterra.
Il progetto di riabilitazione dei siti si inserisce in un più ampio programma di modernizzazione delle infrastrutture energetiche. Come riportato da Infos27, la ministra Mbongo ha dichiarato che “il governo è determinato a modernizzare le infrastrutture petrolifere nazionali” per colmare i deficit logistici che penalizzano diverse province. Il direttore generale aggiunto della Cobil, Olivier Okunda, ha espresso il sostegno delle compagnie petrolifere all’iniziativa, sottolineando come la riapertura dei depositi di Businga e Akula rappresenti una leva fondamentale per migliorare l’intera catena di distribuzione.
Nonostante l’entusiasmo delle autorità, restano alcune sfide strutturali legate allo stato della rete viaria nella regione. Molti commercianti locali hanno segnalato che il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità del ministero delle Infrastrutture di ripristinare i collegamenti stradali, attualmente in condizioni precarie. Il deposito di Businga, in particolare, è stato descritto come un sito industriale ormai degradato dopo decenni di abbandono, richiedendo interventi profondi per tornare a essere operativo entro i tempi previsti dal piano governativo del 2026. [C C]
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