di: Enrico Casale | 27 Aprile 2026
Il Marocco punta a diventare un protagonista globale dell’intelligenza artificiale attraverso un modello sovrano, inclusivo e centrato sulla dignità umana. È quanto emerge dal libro bianco presentato a Rabat dal Fondo Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), un documento strategico intitolato “Il nesso tra intelligenza artificiale e naturale come catalizzatore per un cambiamento sociale positivo, lo sviluppo economico e la salute del pianeta in Marocco”. Il testo, redatto dall’esperta Cornelia C. Walther e dall’accademica Aawatif Hayar, propone di trasformare la rivoluzione tecnologica in un’opportunità per lo Stato, integrando obiettivi di equità e sostenibilità fin dalla progettazione degli algoritmi.
Secondo Marielle Sander, rappresentante dell’Unfpa nel Paese, la sfida non è solo adottare questa tecnologia, ma plasmarla secondo i valori e le priorità nazionali per evitare il rischio di un divario algoritmico che colpisca le popolazioni più vulnerabili. Il documento promuove l’idea di una “Ia prosociale”, ovvero un’intelligenza ibrida che nasce dall’interazione tra algoritmi, capitale umano e contesti culturali locali. Questo approccio si allinea con il nuovo modello di sviluppo promosso dal sovrano Mohammed VI, volto a ridurre le disuguaglianze e a potenziare il capitale umano.
Un pilastro centrale della strategia è la sovranità dei dati. L’ex ministro della Solidarietà e dell’inclusione sociale, Aawatif Hayar, ha chiarito che la cooperazione internazionale con le Nazioni Unite non compromette il controllo strategico delle informazioni. L’obiettivo è progettare algoritmi a livello locale e ospitarli su infrastrutture nazionali, garantendo che i dati siano gestiti entro un quadro normativo marocchino. Per sostenere questa visione, il Regno si è posto traguardi ambiziosi per il 2030, puntando sulla formazione di una nuova generazione di ricercatori e progettisti responsabili.
Il Marocco si candida così a essere un laboratorio per il Sud del mondo, proponendo una via di mezzo tra la logica di puro mercato e il controllo statale rigido. Il ministro della Gioventù, della cultura e della comunicazione, Mohamed Mehdi Bensaid, ha sottolineato in diverse occasioni come l’innovazione debba servire a riequilibrare i territori e ottimizzare i servizi pubblici. La scommessa dello Stato è chiara: coltivare un’intelligenza ibrida dove l’essere umano rimanga consapevole e autonomo, trasformando la tecnologia in una leva di emancipazione sociale piuttosto che in una forma di dipendenza.
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