di: Michele Vollaro | 9 Marzo 2026
Il passaggio dall’economia informale a un sistema strutturato, capace di generare lavoro e sviluppo territoriale, rappresenta una priorità strategica in Africa occidentale. Con questo obiettivo è stato presentato a Roma, nell’ambito dell’Italia Africa Business Week (Iabw) a Villa Aurelia, il progetto “Investo in Senegal”. L’iniziativa, finanziata con due milioni di euro dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e guidata da Amref Health Africa, avrà una durata di tre anni e punta a supportare 50 realtà dell’economia sociale senegalese, coinvolgendo attivamente sia i residenti sia la diaspora in Italia.
L’impegno in ambito economico di un ente specializzato nella sanità come Amref, ha spiegato la direttrice dei programmi Marta Sachy, nasce dalla stretta connessione tra sviluppo, inclusione e determinanti sociali del benessere. Il progetto adotta un approccio di sistema per rendere le imprese locali più resilienti. Una visione condivisa da Giovanni Grandi, direttore della sede Aics di Dakar, il quale ha sottolineato come la strategia della cooperazione italiana si concentri sulla territorializzazione, cercando di far incontrare domanda e offerta di lavoro a livello locale per frenare lo spopolamento.
In questo processo le rimesse della diaspora non servono più solo alla mera sussistenza, ma si trasformano in investimenti produttivi, favoriti dal fatto che l’Italia è l’unica nazione europea a riconoscere per legge le comunità immigrate come soggetti attivi della cooperazione.
Il pieno allineamento del progetto con le strategie locali è stato confermato da Ndeye Deguene Sow, segretaria generale del ministero della Microfinanza e dell’Economia sociale del Senegal, che ha evidenziato come l’esecutivo di Dakar abbia designato il 2026 come l’anno dell’impiego, adottando un quadro legislativo specifico per strutturare il settore cooperativo. In questo complesso passaggio verso la formalizzazione, ha spiegato Deguene Sow, il supporto tecnico del Sistema Italia e l’accesso agli strumenti di microfinanza risultano essenziali per garantire l’inclusione di donne e giovani nel tessuto produttivo.
Per garantire che l’iniziativa produca uno sviluppo duraturo, capace di andare oltre la scadenza dei finanziamenti, il progetto si affida a una solida rete operativa. Per radicare le iniziative sul territorio, l’associazione della diaspora Disso Senegal ha curato l’individuazione delle regioni più vulnerabili in cui operare, offrendo ai giovani alternative concrete all’emigrazione irregolare. Le dinamiche di crescita sono invece affidate alla fondazione E4impact, incaricata di curare la formazione imprenditoriale e l’internazionalizzazione delle aziende locali, e a Confindustria Assafrica e Mediterraneo. Quest’ultima, in rappresentanza delle piccole e medie imprese italiane, promuove partenariati industriali basati non sulla semplice esportazione, ma sul trasferimento di competenze, modelli organizzativi e regole di governance.
© Riproduzione riservata




