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    Migrazioni e incomprensioni

    Si parla tanto di migrazioni in questa fase della vita politica italiana. È normale. Come è normale che ci siano pareri discordanti sulla gestione dei flussi o dei rapporti con i Paesi d’origine (dove talvolta l’Italia ha grossi interessi economici e numerose imprese, come in Tunisia). A fronte di queste discussioni, ‘Africa e Affari’ ha deciso di dedicare il prossimo numero (agosto/settembre) proprio alle migrazioni, lette soprattutto attraverso una lente diversa, quella africana.

    Un elemento che spesso sfugge è quello relativo alle direzioni che questi flussi prendono: il 90% di chi lascia il proprio Paese in Africa si dirige verso un altro Paese africano. Un altro elemento che tendiamo a dimenticare è l’eccezionale trend demografico che l’Africa sta conoscendo e conoscerà. A grandi linee, possiamo dire che oggi gli africani sono 1,2 miliardi, nel 2050 saranno 2,4 miliardi, nel 2100 oltre 4,5 miliardi. Sono numeri che possono incutere timore.

    Il punto non è spaventarsi ma prenderne atto e avvicinarsi all’Africa non secondo ottiche emergenziali e politiche di corto respiro, quanto piuttosto secondo nuovi paradigmi di collaborazione: la spinta demografica è innanzitutto una questione per i governi africani chiamati a rispondere a bisogni di energia, di sicurezza alimentare, di abitazioni, di lavoro ed è qui che si aprono le opportunità anche economiche per un Paese come l’Italia.



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