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Camerun: Yaoundé chiama le aziende Italiane

CAMERUN – Energia, agricoltura – inclusi pesca e allevamento – infrastrutture (a cominciare da ferrovie, porti e autostrade) e Tecnologie informatiche e della comunicazione: sono questi i settori prioritari di intervento e di sviluppo individuati dal governo del Camerun per lo sviluppo del paese e nei quali ieri è stato chiesto che le aziende italiane esprimano interesse.

Parlando di fronte a una trentina di aziende italiane riunite nella sede di Confindustria per partecipare alla presentazione paese organizzata da Assafrica e Mediterraneo, l’associazione di Confindustria che riunisce le imprese che intendono operare nel continente africano, Dieudonné Bondoma Yokono, direttore generale dell’ufficio economico e di programmazione degli investimenti pubblici del ministero dell’Economia camerunese, ha illustrato i progressi delle prestazioni economiche del paese, invitando le aziende italiane a partecipare allo sviluppo del Camerun portando il proprio know-how e le proprie capacità tecniche.

Dopo aver sottolineato, come un punto di forza, la stabilità politica, l’economista del Camerun ha evidenziato le prestazioni macroeconomiche del paese che lo scorso anno ha fatto registrare una crescita del 4,8% (con previsioni superiori al 5 per quest’anno) e un tasso di inflazione inferiore al 3%.

Proseguendo l’impegno per la diversificazione della propria economia (oltre al contributo di petrolio e gas naturale) Bondoma Yokono ha evidenziato alcuni punti forti: l’agricoltura (l’85% del territorio è coltivabile ma viene sfruttato solo il 20%), la trasformazione agricola, il settore minerario – oltre ferro (quarta riserva mondiale) e bauxite il governo ritiene che vi siano grandi risorse minerarie ancora non mappate – ma anche l’energia (il Camerun dispone del secondo potenziale idroelettrico d’Africa) e il turismo, in un paese che, per la sua diversità climatica e culturale è definita “la piccola Africa”.

Il rappresentante camerunese ha anche ribadito più volte come il Camerun sia da considerare anche la porta per la regione dell’Africa Centrale e della Comunità economica e monetaria della CEMAC, che riunisce anche Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo (Brazzaville), Guinea Equatoriale e Gabon. Il Camerun, da solo, contribuisce al 50% del PIL della Cemac.

Presenti all’incontro di ieri anche due aziende italiane, la Ferrero e la Maire Tecnimont, già attive nel paese, che hanno raccontato la loro esperienza.

E dopo una parentesi dedicata al crescente ruolo dei cinesi nel paese (soprattutto nella realizzazione di progetti infrastrutturali), è stato il Direttore Generale di Assafrica, Pierluigi D’Agata, a ricordare come l’approccio delle aziende italiane (spesso di medie e piccole dimensioni) sia completamente diverso e sia maggiormente improntato a una relazione di mutuo beneficio, attraverso il trasferimento di conoscenza alle maestranze locali e di cosviluppo delle realtà in cui si opera. Sempre D’Agata, rivolgendosi a Maire Tecnimont, ha poi ricordato l’importanza che anche le grandi aziende italiane operino portando con sé nella loro filiera sempre di più le piccole e medie imprese nazionali.

Al termine della giornata è stata poi lanciata la proposta della sottoscrizione di un accordo di collaborazione tra la Confindustria italiana e quella camerunese, così da poter rafforzare e facilitare maggiormente i contatti tra le aziende dei due paesi. Strumenti analoghi sono stati firmati nei mesi scorsi con Mozambico, Angola ed Etiopia.



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