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Niger: Festival dei Tuareg, a Iferwan delegazioni straniere e voglia di normalità

NIGER – (Dai nostri inviati in Niger) E’ partita stamattina all’alba da Niamey a destinazione di Iferwan (o Iferouane) la delegazione di ospiti stranieri accompagnata dal ministero del Turismo per vivere in prima persona il Festival dell’Air, una delle principali manifestazioni culturali del Niger che ha come protagonisti 11 comuni della regione di Agadez e della fascia saheliana, e in particolare i tuareg di varie località del Nord-ovest.

Nato nel 2001 sulle orme di una fiera artigianale, è stato grazie all’idea e alla spinta di un italiano, Vittorio Gioni, trasferitosi ad Iferwan, che l’evento ha guadagnato la dimensione di un festival nazionale ed internazionale.

“Il programma proposto per questa XIII edizione è inedito per via della presenza di ospiti eccellenti, tra cui una delegazione di parlamentari francesi, la ministra maliana del Turismo,  Nina Walet Intallou, il ministro algerino del Turismo, Hacène Mermouri, e la Commissaria per le Infrastrutture, l’Energia e il Turismo dell’Unione Africana Amani Abou-Zeïd”, ha spiegato ai reporter di Africa e Affari/InfoAfrica il ministro del Turismo e dell’Artigianato, Ahmet Botto, poco prima della partenza per il Nord del Paese dove sta già aspettando gli ospiti, a circa 900 chilometri dalla capitale.

Al festival dell’Air che entrerà nel vivo domani fino al 18 febbraio sarà presente anche il primo ministro, Brigi Rafini, un tuareg originario di Iferwan in carica dal 2011, sotto la Presidenza di Mahamadou Issoufou.

“La manifestazione pone l’accento sugli elementi della tradizione e dell’artigianato delle popolazioni del Nord, ma avremo anche alcuni elementi nuovi, tra cui conferenze sul tema della pace e la presenza di un docente tuareg esperto di linguistica e di elementi storici, il professore Aghali Zakara Mohamed, venuto da Parigi dove insegna presso l’Inalco, con esperienze anche all’Orientale di Napoli”, sottolinea il ministro Botto, che ci riceve nel suo ufficio al centro di Niamey.

Anche lui originario di Iferwan, il ministro Botto ha molto a cuore il festival del’Air, non soltanto per una questione di vicinanza comunitaria, ma perché vuole dimostrare quanto il turismo e l’artigianato siano strumenti di sviluppo che potrebbero – e dovrebbero – prendere il sopravvento sull’economia dei traffici illeciti radicata nella zona. Un compito non facile, una sfida che mette sull’altro piatto della bilancia l’elemento dell’insicurezza, cavalcato dalle diplomazie straniere, l’elemento povertà e sottosviluppo, e infine quello delle avversità climatiche caratteristiche del deserto del Sahara.

“Il festival si svolge in condizioni di sicurezza garantite e ci auguriamo che pian piano, a ogni edizione, tornerà a crescere il pubblico nazionale ed internazionale. Sappiamo bene però che non tutte le aree sono controllabili e che alcune zone sono sconsigliate” ha proseguito il ministro , riferendosi ad esempio alle aree vicine alla frontiera con la Nigeria e alla zona del Lago Ciad, dove sono attivi elementi del gruppo radicale Boko Haram.

Per approfondire:

Il turismo in Africa: una risorsa da scoprire e sfruttare



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