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Cooperazione: giovani, migrazione e settore privato. Quali raccomandazioni per il futuro?

La cooperazione internazionale, e dunque anche quella italiana, è cambiata. Oggi è più efficace, si è modernizzata e si prepara a rispondere alle sfide globali e sociali. Nonostante il forte spirito di innovazione e miglioramento, i problemi sono ancora molti e si ripropongono ai nostri occhi come riflesso delle questioni migratorie. Questo uno dei punti emerso nelle cinque tavole rotonde che hanno rappresentato un momento di riflessione e di confronto sull’attuale stadio della cooperazione italiana.

Si è parlato molto di giovani, di educazione e di formazione. L’esigenza è quella di guardare ai giovani con occhi diversi. I giovani vogliono essere più ascoltati e avere un ruolo politico. Spesso, infatti, si parla di giovani, ma lo si fa senza di loro. “I giovani che hanno vissuto esperienze internazionali sono giovani che sono in grado di essere testimoni dell’incontro tra culture, quindi il loro ruolo dovrebbe essere valorizzato”, ha detto Primo Di Blasio, responsabile servizio civile Focsiv. L’educazione deve tornare a essere efficace ed equa, e deve coinvolgere non solo i giovani – che devono essere formati sia dal punto di vista dei contenuti sia dal punto di vista delle tecniche e dell’esperienza – ma anche i formatori stessi.

Questi bisogni sono stati ribaditi anche nella tavola rotonda dedicata al tema della migrazione, in cui si è parlato molto delle nuove generazioni. Per anni abbiamo visto l’Africa come un continente bisognoso d’aiuto e anche per questo l’approccio della cooperazione era rivolto in tal senso. Oggi, grazie alla riforma della cooperazione, i partenariati sembrano essere lo strumento migliore per lavorare tutti insieme e raggiungere il livello di sviluppo di cui ha bisogno l’Africa. “Abbiamo bisogno che vengano create delle nuove figure attraverso dei percorsi di formazione” ha detto Elisabeth, esponente della diaspora.

E proprio di riforma della cooperazione si è molto discusso nella tavola rotonda dedicata al settore privato. “Le imprese – ha detto Danilo Salerno, presidente di Coopermondo – hanno sempre fatto parte del mondo della cooperazione, da sole o in partenariato. Oggi, però, la riforma ha tracciato un ‘solco’ e si è creata una terra di mezzo. Dal lato delle imprese c’è bisogno di conoscenza delle opportunità, ma anche di attrezzarsi per cambiare il proprio modello di business. L’obiettivo finale deve essere quello di creare occupazione di qualità e muovere l’indotto generando quel sistema di welfare che manca”, ha concluso Salerno.

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Per approfondire:

Le mille innegabili opportunità mostrate dall’Africa si inseriscono in un percorso di crescita positivo, nonostante ritardi e, non di rado, brusche frenate; alle difficoltà interne, poi, si somma ancora l’ingerenza, non sempre velata, di potenze straniere.

 



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