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IABW: la diplomazia economica come mezzo per la cooperazione tra Italia e Africa

Si è svolto a Roma durante la giornata d’apertura della prima edizione dell’Italia Africa Business Week (IABW), l’evento di due giorni dedicato a imprenditori italiani e africani la Conferenza “Quale diplomazia economica e commerciale tra l’Africa e l’Italia”.

Alla Conferenza hanno preso parte il direttore centrale per i paesi dell’Africa Sub-Sahariana del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Giuseppe Mistretta, il direttore regionale per l’Africa Orientale e Australe del Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), Sana Jatta, l’ambasciatore del Burkina Faso, Joséphine Ouedraogo, e Paolo Scrocchi, consulente di strategia aziendale e commerciale presso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Fulcro di questa seconda parte della giornata è stato il concetto di ‘diplomazia economica e commerciale’ che – come sottolineato da Adramet Barry, analista marketing e membro del Consiglio di amministrazione del Centro Piemontese Studi Africani – insieme alla diplomazia politica è la base per intraprendere quel dialogo e quello scambio di dati e informazioni che portano alla vera conoscenza reciproca tra Paesi.

“Molteplici sono le risposte al quesito ‘Quale diplomazia economica tra Italia e Africa?’ – ha detto Barry – È necessario, tuttavia, capire se queste risposte sono effettivamente tradotte in termini politici e commerciali”.

L’invito è stato a dare sempre più importanza a una costante sinergia tra il mondo diplomatico, quello politico e quello economico.

“La diplomazia economica è un mezzo privilegiato attraverso cui condurre dei negoziati, ma è necessario guardarla con occhi critici, riportandola ad un contesto più ampio, come quello dell’Unione Europea, e non più ai singoli Paesi” ha detto l’ambasciatore del Burkina Faso, Joséphine Ouedraogo, intervenendo alla prima edizione dell’Italia Africa Business Week (IABW).

Ricordando l’impegno di Tony Blair con l’Africa, l’ambasciatore burkinabè ha fatto specifico riferimento all’Agenda 2063 dell’Unione Africana per sottolineare le importanti aspirazioni e la strategia di crescita che il continente intende perseguire, ricordando come la disponibilità degli interlocutori africani sia confermata anche dai diversi partenariati avviati nell’ambito del G20.

“L’Africa deve tenere presente che tutti gli investimenti devono essere convenienti, ma soprattutto devono generare profitti – ha concluso Ouedraogo – Nello specifico, dovrebbero essere realizzati investimenti nei settori in forte crescita come, per esempio, quello delle infrastrutture, quello delle esportazioni e quello delle infrastrutture sanitarie e scolastiche, che permetterebbero uno sviluppo non solo del popolo, ma delle popolazioni”.

È proprio sull’inadeguatezza, al giorno d’oggi, di un approccio unilaterale che il direttore centrale per i paesi dell’Africa Sub-Sahariana del MAECI, Giuseppe Mistretta, ha concentrato il suo intervento.

“L’Africa è un continente abitato da un popolo giovane che si trova ad affrontare il problema della disoccupazione – ha detto Mistretta – È per questo che l’attenzione che oggi viene rivolta al continente africano si materializza nell’ambizioso piano dell’Unione Europea, ossia quello di elaborare un quadro strategico che riguarda la politica dei Paesi africani stessi”.

Infatti, come assicurato anche dal direttore regionale dell’IFAD Jatta, i Paesi africani dimostreranno un forte impegno, da un lato, nell’eliminazione dei rischi per gli investimenti, e dall’altro, nella creazione di contesti favorevoli. L’Italia, da parte sua, potrebbe certamente giocare un ruolo importante nelle filiere agricole e nel settore tessile, mettendo a disposizione tecnologie all’avanguardia, la sua expertise e il suo know how, ha suggerito Mistretta.

Tuttavia, non bisogna certamente trascurare gli aspetti sociali degli investimenti. Il dottor Scrocchi dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) ha parlato di ‘sviluppo sostenibile e sostenibilità negli investimenti’, sottolineando quanto sia importante “raggiungere un ‘equilibrio’ e un rapporto di ‘osmosi’ tra diplomazia, cooperazione e business per abbiano come fine ultimo la soddisfazione di tutte le parti coinvolte”. Non bisogna però sottovalutare i rischi e, ha raccomandato Scrocchi, è necessario valutare attentamente la fattibilità del progetto in un determinato contesto.

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