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Forum italo-libico: Tripoli chiama a raccolta le imprese italiane

LIBIA – [dal nostro inviato ad Agrigento] “La Libia è sicura, venite ad investire da noi”. E’ questo il concetto più volte ribadito dal vice premier del governo di Tripoli Ahmed Maitig nel corso del primo Forum Economico Italo-Libico tenutosi ieri ad Agrigento. Una giornata anticipata venerdì dalla firma della dichiarazione congiunta sul rilancio degli accordi di cooperazione e che dovrebbe incoraggiare gli investimenti da parte delle imprese italiane. Intesa siglata all’interno della Valle dei Templi tra il numero due del Consiglio presidenziale libico ed il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano.
Due i temi chiave emersi nel corso dei lavori: la sicurezza del Paese e la chiusura del contenzioso relativo ai crediti vantati dalle imprese italiane, alcuni dei quali risalenti addirittura agli anni ’90. Maitig dapprima agli imprenditori e poi ai giornalisti ha fornito ampie rassicurazioni sulla stabilità del Paese nordafricano, dicendosi ottimista su un accordo con la Camera dei rappresentanti di Tobruk che controlla parte del territorio est.
“Gli italiani – ha spiegato il vice premier – credono che il Paese sia perfettamente diviso in due. Ma non è così. I collegamenti aerei funzionano: ogni giorno dei voli collegano Tripoli a Bengasi”. Il rappresentante del governo di Tripoli si è detto fiducioso della totale ripresa del controllo di Bengasi. Rassicurazioni che stridono però con le notizie non proprio confortanti e che parlano di una situazione ancora incerta soprattutto in Cirenaica.
Il ministro Alfano, padrone di casa, ha incoraggiato gli imprenditori italiani a prepararsi a investire nello Stato nordafricano. “Vogliamo promuovere – ha affermato – investimenti italiani in Libia e valorizzare la presenza di società libiche in Italia. Nel corso del forum abbiamo voluto dare importanza alle infrastrutture, in particolare agli aeroporti, in modo da sviluppare i collegamenti aerei con l’Italia e il resto dell’Europa. Rappresentano settori chiave pure i servizi, l’energia, quello bancario e finanziario. E’ necessario però regolare il quadro normativo fiscale, rendere efficienti le transazioni finanziarie”. Alfano ha auspicato che la Libia diventi un hub per gli investimenti italiani nel continente africano: “Dovrà essere – si è augurato – la nostra porta sull’Africa”.
Al forum hanno partecipato le principali imprese e istituzioni italiane: da Italfer a Sace, da Iveco a Telecom, da Saipem a Terna. E ovviamente Eni. La società energetica è una vera e propria istituzione nello Stato nordafricano, e nonostante il recente conflitto bellico scoppiato a seguito della deposizione di Gheddafi, ha continuato ad operare. Anche se, come ha chiarito il direttore delle relazioni internazionali Lapo Pistelli, “Eni è sì rimasta ma ha dovuto modificare alcuni aspetti della sua attività, ritirando per esempio il personale italiano. Non abbiamo mai interrotto la produzione e la Libia resta la prima realtà del nostro portafoglio. D’altronde il rapporto tra Eni e Libia è antico, avviato negli anni ’30 con Agip. Oggi operiamo su un territorio di 26 mila chilometri quadrati, nel 2017 produrremo oltre 500 mila barili tra gas e petrolio nell’ambito della nostra joint-venture con la Noc”.
Per Luigi Ferraris, amministratore delegato di Terna, “sarà fondamentale ricostruire i vecchi collegamenti e le infrastrutture, realizzare nuove opere ed investire sulla formazione del personale. Su questi temi riteniamo di volere offrire un contributo concreto”. Ha assicurato un “contributo concreto” pure Saipem attraverso l’amministratore delegato Stefano Cau: “Siamo in Libia – ha spiegato – da ben 60 anni. Un Paese che è stato fondamentale per la storia di una società come la nostra”.
Telecom Sparkle in prima fila nella digitalizzazione dello stato nordafricano. A confermarlo l’amministratore delegato Alessandro Talotta: “E’ inevitabile investire sul mondo digitale per mettere in collegamento la Libia con gli altri Paesi, soprattutto quelli africani”. Anche Anas interessata allo sviluppo delle infrastrutture. Federica Ribechi, presidente del Consorzio Pmc è entrata nello specifico parlando dell’autostrada che dovrà collegare il confine tunisino col confine egiziano. 1700 chilometri di strada, una lunghissima arteria divisa in 4 lotti, l’ultimo dei quali in progettazione. “I fondi per completare l’autostrada ci sono ha spiegato Federica Ribechi – purtroppo l’opera ha subito dei rallentamenti a causa dell’instabilità politica. Da parte nostra stiamo lavorando alla progettazione dell’ultimo lotto che presto verrà dato in appalto per la sua realizzazione. E’ ovvio che ciò accadrà non appena ci saranno le necessarie condizioni di sicurezza”.
Nel corso dei lavori è stato sollevato il caso dei crediti vantati dalle imprese italiane per opere realizzate in Libia. Centinaia di milioni di euro ancora non riscossi, alcuni dei quali risalenti addirittura agli anni ’90. Anche su questo tema il governo libico ha dato rassicurazioni sulla chiusura dei contenziosi. [Giuseppe Taibi]



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