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ACITF (2): Ambasciatore Mistretta, “Addis Abeba gioca un ruolo cruciale, l’Italia continui il percorso intrapreso”

Visite istituzionali ai massimi livelli e un’attenzione particolare resa evidente anche dalla consistente presenza diplomatica italiana che ad Addis Abeba dispone di una delle sue ambasciate più attrezzate. Perché, come sottolinea Giuseppe Mistretta, Ambasciatore d’Italia in Etiopia, Addis Abeba ricopre un ruolo cruciale nella regione.

 

Ambasciatore Mistretta, nella recente visita ad Addis Abeba, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva definito l’Etiopia “un pilastro” per l’Italia e la comunità internazionale in Africa. Può approfondire il senso di quest’affermazione?

Credo che basti guardare al turbolento vicinato in Corno d’Africa per rendersi immediatamente conto del ruolo stabilizzatore svolto dall’Etiopia in questa regione. Addis Abeba ha assunto responsabilmente numerose iniziative, nel recente passato e fino ad oggi, per evitare il peggio in Sud Sudan e in Somalia, anche con il dispiegamento di propri soldati con funzioni di pace e accrescendo il proprio ruolo per quanto riguarda l’accoglienza e la migliore gestione del fenomeno migratorio infra-africano. Non va infatti dimenticato o sottovalutato il fatto che l’Etiopia ospita al momento circa 800 mila rifugiati e sfollati sud sudanesi, somali, eritrei e di altri Paesi del continente. In questa cornice, è opportuno che i Paesi europei e l’Italia continuino a sostenere il Paese, perché la stabilità nel Corno d’Africa ha riflessi che vanno ben al di là di quelli strettamente regionali, non solo per quanto attiene ai flussi di migranti. La stabilità e la pace sono la condizione per il progresso economico, e su questa linea ispiratrice l’Etiopia interviene nell’area con crescente responsabilità.

Il cammino intrapreso dall’Etiopia negli ultimi tre lustri, le capacità politiche ed economiche dimostrate, la determinazione nel perseguire gli obiettivi che il governo si è preposto e la resilienza dimostrata negli ultimi due anni di fronte a sfide interne ed esterne complesse lasciano emergere un Paese che ha sempre più coscienza di sé e delle sue priorità. I rapporti tra Italia ed Etiopia sono antichi, ma come ritiene si debbano evolvere alla luce di un contesto in continua mutazione?

Negli ultimi due anni abbiamo forse conosciuto la massima intensità di incontri politici ed economici fra Italia ed Etiopia. Le visite più importanti che vorrei menzionare sono quelle del gennaio 2015 e gennaio 2016 dell’allora ministro degli Esteri (e oggi presidente del Consiglio) Paolo Gentiloni; dell’ex premier Matteo Renzi nel luglio del 2015; del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel marzo del 2016; e da ultimo la visita di Stato in Italia del presidente etiopico, Mulatu Teshome, nell’ottobre scorso. Vi sono stati altresì ulteriori missioni in Etiopia di nostri membri di governo, altri incontri bilaterali rilevanti a New York e un numero molto considerevole di delegazioni imprenditoriali e commerciali in questa capitale e all’interno del Paese. Intensissima è anche la nostra attività culturale in Etiopia, condotta principalmente attraverso il nostro Istituto di cultura, uno dei più importanti ad Addis. Riterrei che questo è esattamente il percorso su cui proseguire le relazioni bilaterali, fatto quindi di frequenti visite da parte del governo, di imprenditori, di funzionari, di tecnici, di cooperanti, di artisti, di gente comune, nel segno dell’amicizia e della solidarietà fra Roma e Addis Abeba di fronte alle sfide del 21° secolo.

 

Dal suo osservatorio, situato in un Paese particolare dell’Africa che ospita anche l’Unione Africana, come vede la nuova attenzione che le autorità italiane sembrano negli ultimi anni aver riservato all’Africa e in particolare alla regione subsahariana?

Avendo trascorso circa 16 anni della mia vita professionale in questo continente, non posso che rallegrarmene, augurandomi che ormai la priorità dell’Africa in tutte le principali tematiche cosiddette globali sia un dato assodato e incontrovertibile. L’Africa è un continente che non ha espresso finora tutte le sue potenzialità, malgrado la recente crescita economica di alcuni fra i suoi Paesi. Esiste ancora un gap democratico e di rappresentatività, di cui la stessa Unione Africana è consapevole, e che costituisce una delle grandi sfide dell’Africa in prospettiva futura. Anche la povertà rimane elevatissima e i conflitti che talora si accendono nel continente non fanno che peggiorare le condizioni di vita delle popolazioni. È per questo che il contributo alla stabilità regionale offerto dall’Etiopia va apprezzato e valorizzato dai partner internazionali e in particolare dall’Italia, poiché senza pace non c’è progresso sociale ed economico. Mi auguro che l’attenzione italiana verso l’Africa continui a crescere e che si mantenga soprattutto costante, tenendo presente che la collaborazione con questo continente è veramente strategica e va inquadrata in una prospettiva di molti anni a venire.

 

In Italia troppo spesso l’Africa è ancora associata a immagini stereotipate o, seguendo l’emergenza del momento, molto legata all’immigrazione. Spesso sfuggono alcune macro-tendenze a cominciare da quella demografica. Nei prossimi 30 anni il continente raddoppierà la propria popolazione sfiorando i 2,5 miliardi di abitanti. Entro la fine del secolo i 4,4 miliardi. L’Etiopia, ad esempio, sarà uno dei Paesi al mondo che conoscerà i tassi più alti di crescita della popolazione urbana. Non crede che queste tendenze impongano un drastico cambio di paradigma, tanto in Italia quanto in Europa, nell’affrontare i contesti africani?

Il dialogo fra Unione Europea e Unione Africana sui temi collegati dell’occupazione e delle migrazioni si è molto sviluppato in questi ultimi mesi e ormai in Europa c’è la diffusa consapevolezza che l’approccio a questi temi così importanti deve essere bilanciato: solo offrendo formazione professionale e creando più imprese e più posti di lavoro nel continente si potrà in qualche modo arginare il fenomeno delle migrazioni irregolari. Il problema principale è che, pur con gli attuali rilevanti tassi di crescita economica, in Africa le opportunità di lavoro per le giovani generazioni non sono assolutamente sufficienti, proprio a causa dei poderosi tassi demografici in ascesa.

Alle misure di stampo ‘securitario’ per il controllo dei flussi vanno quindi necessariamente associati imponenti piani di sviluppo economico-industriale per l’Africa, con il concorso degli Stati europei e degli organismi finanziari. In questo senso va il recente piano sugli investimenti in Africa approvato a Bruxelles dalla Banca europea di sviluppo, che rappresenta un’interessante novità. Tuttavia, mi sembra di poter dire che i sostegni finanziari prefigurati rischiano di non essere ancora adeguati alle esigenze del continente.

Al tempo stesso, fare impresa in Africa non è certamente una passeggiata e non sempre i governi nazionali africani, al di là delle dichiarazioni di facciata, favoriscono in concreto gli operatori sul campo, cosa che, in ultima analisi, non incoraggia il flusso dei nuovi investimenti.

 

Dopo circa tre anni passati in Etiopia, come vede le prospettive di questo Paese?

Credo che l’Etiopia, favorita dalla sua sostanziale stabilità politica, continuerà a crescere economicamente in maniera sostenuta per molti anni a venire. Non avendo materie prime come petrolio o gas, l’Etiopia è meno soggetta alle fluttuazioni internazionali del loro prezzo, mentre potrà risultare vincente la scelta di puntare sull’energia idroelettrica, da tempo adottata da queste autorità. L’unica vera incognita è il notevole indebitamento internazionale del Paese, che associato alla carenza di valuta pregiata disponibile per gli operatori, può rappresentare un serio ostacolo allo sviluppo. Il governo di Addis Abeba crede anche molto nei parchi industriali, quali zone speciali in grado di attirare investitori e grandi imprese, creando così opportunità di lavoro importanti per i giovani. Tengo a dire che la Cooperazione italiana, molto attiva da sempre in questo Paese, sostiene con convinzione la politica dei parchi agro-industriali, con finanziamenti per ora destinati agli studi di fattibilità e al primo impianto infrastrutturale.

DSC_0234Anche quest’anno, dopo lo straordinario successo dello scorso anno, saranno numerose le aziende italiane presenti alla principale Fiera nel Paese. Ha qualche consiglio da dare?

Le fiere internazionali, di settore o generali, sono a mio avviso il miglior modo per cercare di entrare nel mercato etiopico. Per il secondo anno di seguito, più di 50 operatori italiani espongono i loro prodotti e la loro tecnologia ad Addis Abeba nella Fiera Acitf di febbraio. Ciò dimostra un elevato interesse italiano, incoraggiato da questa Ambasciata e dalla sede Ice di Addis con specifiche iniziative. Ma l’inserimento nel mercato etiopico non è semplice e necessita di studi e di approfondimenti che vanno ben al di là della durata temporale di una fiera. Quindi consiglierei grande costanza, pazienza e ricerche molto accurate sui partner etiopici con cui creare eventuali joint venture. In tali operazioni di scouting in genere i nostri uffici e l’Ice possono offrire importanti consulenze e informazioni.

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Per approfondire:

coverEtiopia2017



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